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La Fifa ha condiviso un report sugli abusi subiti dai calciatori sui social, nel corso della giornata istituita dall’Onu contro l’hate speech. La ricerca ha messo in luce un notevole aumento del fenomeno nel mondo del calcio, soprattutto durante le grandi manifestazioni internazionali. La Fifa  ha anche annunciato l’intenzione di lavorare con FIFPro, il sindacato dei calciatori professionisti, per predisporre un piano in vista del Mondiale in Qatar di dicembre, per arginare il fenomeno e proteggere gli atleti dagli abusi sulle piattaforme digitali. Un commento è arrivato anche dal presidente Gianni Infantino: "Il nostro compito è proteggere il gioco del calcio, e questo incomincia dalla difesa dei calciatori che ci portano così tanta felicità e gioia per i loro successi sul campo da gioco. Purtroppo, esiste un trend che si sviluppa e riguarda una percentuale di post sui social media che si rivolgono direttamente ai calciatori, agli allenatori, agli arbitri e alle squadre stesse, e che non è accettabile, dato che si tratta di forme di discriminazione, e nessuna forma di discriminazione ha cittadinanza nel calcio". 
IL TESTO - "Il report diffuso oggi, per il quale l'intelligenza artificiale è stata impiegata al fine di tracciare oltre 400mila post sui social durante le semifinali e le finali di due competizioni internazionali - Euro 2020 e la Coppa d'Africa 2021 - ha rilevato che più del 50% dei calciatori coinvolti ha subito una qualche forma di discriminazione, soprattutto nell'ambito della loro nazione di nascita. Gli abusi sono perlopiù di natura omofobica (40%) e razzista (38%). La maggior parte degli insulti rimane ancora oggi pubblico all'interno degli account che li hanno diffusi. In risposta a questi comportamenti, FIFA e FIFPro lanceranno un servizio di moderazione durante i tornei, che riguarderà il calcio femminile e quello maschile; esso rintraccerà l'"hate speech" e farà in modo che i post che lo contengono vengano visti dal destinatario e dai follower dell'account in questione. Per quanto il post continui a essere visibile all'autore, la sua diffusione e la sua portata risulteranno significativamente ridotte. Il report mette in luce inoltre come il 90% degli account censiti dallo studio hanno un'elevata probabilità di attribuzione al loro reale proprietario [...] il che significa che l'attività di tali account potrebbe essere segnalata al social network di competenza e potrebbero essere presi dei provvedimenti legislativi al riguardo [...]".