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Il Milan ha scaricato Rangnick e la notizia è clamorosa perché era tutto fatto, deciso, stabilito. Al punto che perfino l'allenatore tedesco si è sentito in dovere, in queste ore concitate, di far sapere che lui e il club rossonero hanno deciso solo adesso di non unire più le loro strade, visto che Pioli sta facendo così bene. Nessuno insomma nega ciò che abbiamo raccontato in questi mesi, anzi; solo che c'è stato un ripensamento - assolutamente eclatante e impronosticabile - da parte della società. Diciamolo chiaramente: questa decisione dimostra che il Milan non ha né capo né coda. E ciò indipendentemente dalla bontà della scelta o meno.

Si può pensare che la decisione di dare fiducia a Pioli sia stata giustissima, un premio al merito e alla serietà dell'allenatore, oppure sbagliata, perché occorreva comunque una svolta innovativa ancorché rischiosa. Ma di sicuro non si può gestire un club in questo modo, puntando per mesi su un nuovo allenatore, creando fratture profonde all'interno della società a ogni livello (con Boban, con Maldini, con la squadra), per fare marcia indietro una volta che si è disintegrato tutto. Boban aspetta il Milan in tribunale, Maldini è in contrapposizione aperta con Gazidis, Ibrahimovic ha litigato davanti a tutti con l'ad.

Una babele. Una follia
. Che potrebbe avere un'unica giustificazione, e cioè che sia in arrivo un nuovo proprietario, il quale quando prende il Milan vuole avere campo libero per poter scegliere gli uomini sui quali ricostruire, magari partendo proprio da Pioli. Ecco, in questo caso il ripensamento del Milan e di Singer avrebbe un senso. Ma solo in questo.