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La bravura di Marotta e di chi comunica per lui è anche quella di fare sembrare che questa estate di calciomercato sia un’estate come tutte le altre. O meglio come quelle fino al 2019, quando l’Inter pensava solo a come rinforzarsi, a come spendere i soldi di Suning, con lo scopo poi raggiunto di accorciare le distanze dall’allora regina Juventus (e infatti arrivarono Lukaku e Barella, Sanchez e Godin, Sensi, Politano e Bastoni, per non dire di Eriksen, preso a gennaio per 20 milioni).

Pochi mesi dopo, Zhang chiuse i cordoni della borsa, ma riuscì ugualmente a non cedere sostanzialmente nessuno, inserendo anzi in squadra il più forte terzino destro del mondo, Hakimi. Della scorsa stagione tutti ricordiamo benissimo tutto, compreso l’addio di Antonio Conte, perché la società non era in grado di garantire continuità a un progetto vincente. Un gesto, quello dell’allenatore di allora, che denudò il re, impedendo alla società di alzare come oggi il fumo sui veri movimenti di Marotta e Ausilio, che infatti dopo aver ceduto Hakimi, a poche settimane dall’avvio del campionato piazzarono anche il colpaccio Lukaku.

Sono i giorni di Dybala e Mkhitaryan, svincolati di lusso ormai alle porte di Milano, di Asllani e Bellanova, mentre non si smette di parlare di Lukaku e Bremer e adesso anche di Milenkovic. Ogni giorno un rilancio, ogni giorno un passo in avanti. E ogni giorno la voce di un giocatore richiesto e di un’offerta respinta. In principio era De Vrij, poi è stato Bastoni, adesso Skriniar. E Dumfries e Barella. Solo Lautaro Martinez non è ancora salito sulla giostra dei desiderati dai grandi club d’Europa, Premier su tutte.

La bravura di Marotta, scaltro ed esperto come pochi altri, sta nel non dire mai di no, di non chiudere niente, di lasciare aperto ogni spiraglio. A Inzaghi è stato detto chiaramente il 24 maggio, due giorni dopo la fine del campionato: l’Inter deve chiudere la campagna estiva con 60/70 milioni di attivo, sennò l’anno prossimo torneranno problemi di cassa e quindi tornerà difficile pagare gli stipendi nel giorno giusto. Può fare ridere o fare scalpore, ma è così. E perciò tutta l’Inter è in vendita. Non nel senso che tutta l’Inter sarà venduta, ma che sarà venduto chi sarà pagato di più.
Ecco perché dopo De Vrij e Bastoni, che non possono garantire l’incasso necessario (nessuno ha mai offerto 60 milioni per l’azzurro, l’avrebbero portato a Londra in automobile), ora si parla di Skriniar, definito incedibile – e non è vero – e per il quale i tifosi sono scesi in massa sulla piazza dei social. Per Skriniar l’offerta del PSG è concreta, ma non ancora sufficiente: se da 50 milioni i francesi arrivano a 70, l’affare è bello che chiuso. Ma a quel punto non sarebbe chiuso il mercato nerazzurro. Verrebbero definite pressoché all’istante tutte le trattative in entrata, oggi pendenti. Non Lukaku, ché quello è un caso a parte, una partita a scacchi dove il belga deve ancora fare la prima vera mossa verso il Chelsea.

Ma resterebbe aperto il mercato in uscita, esattamente come nella scorsa stagione. E il giorno che arrivasse l’offerta giusta per Martinez, il più forte e il più caro di tutti, anche lui saluterebbe all’improvviso la compagnia nerazzurra. O vogliamo pensare che l’Inter possa permettersi Dybala, Lukaku e Martinez insieme?

Sarà un’estate di incastri e scommesse, di prove e prospettive: la grandezza dell’Inter è farla sembrare un’estate “normale”, dove – come quando c’erano i soldi - si lavora per diventare più forti. In realtà, la corsa è a salvare i conti senza indebolirsi troppo. Senza dirlo, ovviamente. Creatività, per usare le parole di Beppe Marotta.

@GianniVisnadi