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La domanda era: come può e come potrà la squadra di una cittadina con appena quarantamila abitanti reggere il peso, anche mediatico, di un campionato dispendioso e spendaccione come il nostro? L’idea, più o meno generale, era che il Sassuolo avrebbe avuto vita faticosa e brevissima quasi quanto quella di un gatto in autostrada.

La risposta, spalmata nel tempo, riuscì a darla senza fare troppo chiasso e senza vantarsi più del lecito un uomo che oggi non c’è più perchè se ne è andato poco più di un anno fa, ma la cui presenza continua a farsi sentire attraverso i pensieri e le opere di coloro che sono stati chiamati e rilevarne l’eredità per gestirla secondo quella che era stata la sua politica sportivo-industriale. Una filosofia vincente e non soltanto sul campo di gioco.

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