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Una Juventus a pezzi, per lunghi tratti messa sotto dalla Sampdoria e salvata almeno un paio di volte da Szczesny, ha vinto la partita e il suo trentaseiesimo scudetto - ma i tifosi ne rivendicano trentotto - nono titolo consecutivo come mai nella storia del calcio italiano.

E’ il primo di Maurizio Sarri, l’uomo venuto dalla gavetta ed è stato - come ha detto lui - il più difficile perché giocato dopo tre mesi di inattività, in piena estate e con partite ogni tre giorni. Sarri ha vinto ed è il più vecchio allenatore a riuscirci, il che è un merito. Tuttavia non ha saputo regalare quello che tutti i sarriani avrebbero voluto e avevano sognato: il gioco che lo aveva reso il tecnico più appetibile quando era a Napoli.

Ci sarà tempo per valutare questa vittoria finale, ma di certo va detto che la Juve è arrivata al traguardo allo stremo. Fuori Chiellini per tutta la stagione e, ieri sera, prima infortunato Danilo, poi Dybala, infine de Ligt, due defezioni, queste ultime, che rendono problematico il ritorno con il Lione in Champions League. 

Ha vinto con merito la Juve?

Per me sì e non solo per aver fatto più punti di tutti,
questo è tautologico. Il merito sta nel fatto che la Juve è stata la più regolare, mentre i suoi avversari si sono auto-eliminati. Dalla Lazio all’Inter fino all’Atalanta che è la meno colpevole, avendo meno possibilità oggettive rispetto alle contendenti.

L’Inter è stata in corsa fino al 51’ del primo tempo della gara con la Sampdoria. A meno cinque punti dalla capèolista, lo scudetto era ancora possibile anche se Conte avrebbe dovuto battere sia il Napoli, sia l’Atalanta. Però la Sampdoria incoraggiava l’inseguitrice perché giocava meglio della Juve e la metteva alle corde avendo testa libera e le gambe che giravano. La Juve no. La Juve era la solita squadra, incupita e imbolsita, con troppi errori a centrocampo e l’incapacità di arrivare alla porta e di creare occasioni.

Il migliore è stato Rabiot che, non a caso, ha strappato due volte palla agli avversari a centrocampo e ha fornito - una volta nel primo e una nel secondo tempo - l’occasione a Ronaldo. Nel primo caso il portoghese ha controllato approssimativamente, nel secondo ha tirato sulle mani di Audero. 

Molti dei miei lettori sanno quanto io sia stato e sia ancora critico con Cristiano. Bisogna però riconoscergli che il gol che ha sbloccato la partita non solo è stato suo, ma è stato letteralmente  provvidenziale. Non decisivo, ma provvidenziale sì, anche perché ha sbloccato il risultato, come non sempre gli succede.

Bravo Ronaldo, bravissimo Pjanic - finalmente al rientro - che ha favorito il gol del portoghese,  eseguendo una punizione con uno schema vincente, cioé battendo all’indietro per l’attaccante che si staccava.

Chiuso il primo tempo in vantaggio, la Juve è stata letteralmente messa all’angolo dalla Sampdoria nel primo quarto d’ora della ripresa. Ancora una volta ha sofferto sulle palle messe dentro dagli esterni. Il patimento è stato tanto e il pareggio non sarebbe stato né illogico, né immeritato. 

Cosa sarebbe accaduto se la Juve avesse subìto gol?

Avrebbe avuto la forza di reagire?


Penso proprio che a quel punto non solo la partita, ma la stessa storia della stagione sarebbe potuta essere riscritta. Questa volta, però, la Juve non si è disunita, non si è allungata e, soprattutto, è rimasta con la testa sulla partita. Qualche accenno di gestione della palla c’è stato, anche se in linea generale la squadra ha ripreso il filo del gioco e ha cercato la profondità con insistenza.

Merito anche di Higuain che, in fretta e furia, aveva preso il posto di Dybala. El Pipa non ha fatto cose straordinarie, ma è entrato anche nella secondo gol quando, servito da Matuiti, vincente in una pressione individuale, è andata verso la porta, servendo poi Ronaldo che lo affiancava. Il tiro del portoghese, pur non essendo imprendibile, non è stato trattenuto da Audero e Bernardeschi, redivivo ed entrato al posto di Danilo, ha messo dentro. 

La Juve avrebbe potuto dilagare, ma Ronaldo ha sbagliato un rigore (fallo di Depaoli su Alex Sandro) e Yoshida ha salvato sulla linea un tap-in di Bonucci.

Lo scudetto è andato e, come ribadito, alla squadra che, pur non giocando meglio, lo ha voluto di più. Il problema, per Sarri, sarà la Champions dove il livello di alza e la squadra è a pezzi. La Juve dovrà fare a meno sicuramente di Chiellini, probabilmente di Dybala e forse di de Ligt. Non una bella prospettiva. Ma di qui al 7 agosto l’entusiasmo può fare miracoli e, se non guarire gli ammalati, rinvigorire un gruppo afflitto dalla paura della sconfitta.  


IL TABELLINO

Juventus-Sampdoria 2-0
Marcatore:
p.t. 45'+6 Ronaldo (J); s.t. 22' Bernardeschi (J).
Assist: p.t. 45'+6 Pjanic (J).
Juventus (4-3-3): Szczesny; Danilo (29' p.t. Bernardeschi), De Ligt (33' s.t. Rugani), Bonucci, Alex Sandro; Rabiot, Pjanic (33' s.t. Bentancur), Matuidi; Cuadrado, Dybala (40' p.t. Higuain), Ronaldo. A disp. Pinsoglio, Buffon, Ramsey, Demiral, Olivieri, Muratore, Zanimacchia. All. Sarri.
Sampdoria (4-4-1-1): Audero; Tonelli, Yoshida, Chabot (22' p.t. Leris), Augello; Depaoli, Thorsby, Linetty, Jankto (29' s.t. Gabbiadini); Ramirez (46' s.t. Maroni), Quagliarella. A disp. Seculin, Falcone, Bonazzoli, Askildsen, La Gumina, Ferrari, Murru, Rocha, Bertolacci. All. Ranieri.
Arbitro: Fournaeu di Roma1.
V.A.R.: Banti di Livorno.
Espulso: s.t. 32' Thorsby (S) per somma di ammonizioni.
Ammoniti: p.t. 45' Pjanic (J), Tonelli (S); s.t. 21' Augello (S), 24' Bernardeschi (J), 35' Cuadrado (J), 40' Rabiot (J), 43' Depaoli (S).