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Se la Superlega può attendere, la Champions non più. Perciò la Juventus, in attesa di Roma-Atalanta e di Napoli-Lazio, si è portata avanti con il lavoro battendo il Parma (3-1), riscattando la sconfitta di Bergamo, accorciando ad un punto sul Milan, fermato in casa dal Sassuolo e mettendo, provvisoriamente s’intende, cinque punti tra sé e il Napoli.

Continuo a pensare che la Juve faticherà - se mai ce la dovesse fare - ad arrivare nei primi quattro, come dico e scrivo da mesi, tuttavia non posso trascurare il caso del Milan, attualmente secondo, ma angariato da un presente nebuloso e angosciato da un calendario assai impegnativo. Voglio dire, per restare coerente con il mio pensiero, che neppure Napoli e Lazio devono sentirsi esclusi dalla corsa perché il rischio di qualcuno che stramazzi nei pressi del traguardo è assai concreto.

Contro il Parma ormai retrocesso, la Juve ha fatto la partita che doveva, tranne sul calcio di punizione di Brugman (24’) che, guardacaso, ha trovato una traiettoria ferina sopra la testa di Cristiano Ronaldo, l’unico della barriera predisposta da Buffon, a non saltare. Essendo già capitato, e assai dolorosamente, con il Porto viene da chiedersi perché Pirlo continui a designarlo nel muro dei difendenti quando è chiaro che Ronaldo ha paura di essere colpito dalla palla.

La partita l’ha pareggiata e poi risolta Alex Sandro (doppietta), mentre a portarla sul 3-1 è stato un altro colpo di testa, questa volta di De Ligt. In pratica, nella serata in cui gli attaccanti hanno sbagliato molto sotto porta, ad andare in gol sono stati due difensori con Bonucci (36’) che l’ha sfiorato, sempre di testa, nella seconda parte del primo tempo.

Dicevo che la Juve ha fatto, almeno secondo me, la partita che doveva. Cioè ha fatto girare palla assai velocemente per un quarto d’ora e creati i presupposti del movimento senza palla con una serie di dai e vai continui.

Dopodichè, anche se sono cresciuti gli errori individuali nei passaggi, è stato logico e giusto cercare le corsie laterali, da dove sono venuti iniziative (Dybala all’8’) e pericoli (Ronaldo di interno piede su assist dell’argentino). Anche il secondo gol (46’) è stato generato da un cross (Cuadrado da destra), il che significa che la squadra ha proposto un calcio razionale e meno abborracciato del solito. C’è da dire che nell’occasione del raddoppio, Dybala ha mancato il colpo di testa perché non è altissimo, mentre Alex Sandro, dopo il rimbalzo a terra della palla, l’ha schiacciata sul primo palo.

Ma va evidenziata anche un’altra caratteristica di giornata: due gol su tre sono discesi dallo sviluppo di un calcio d’angolo, ovvero la cosiddetta palla inattiva. E’ successo sia sul primo gol (42’ angolo di Dybala, torre di De Ligt, stop e girata al volo di Alex Sandro) e sul terzo (68’), quando sul tiro dalla bandierina di Cuadrado, il centrale difensivo olandese ha rubato il tempo a tutti e ha messo in rete.

Tuttavia non è stata una vittoria facile. Sia perché la Juve se l’è complicata subendo, un po’ a sorpresa, il primo gol. Sia perché, in vantaggio all’inizio della ripresa, è caduta nell’errore di voler gestire la partita facendo passare spesso il pallone tra i piedi di Arthur, più pasticcione che mai. Da una sua palla persa, è nato un calcio d’angolo sul quale, al centro dell’area è svettato Osorio. Sarebbe stato il pareggio se proprio Arthur non si fosse fatto perdonare l’errore precedente con un salvataggio sulla linea.

Il Parma è una buona squadra, che non avrebbe meritato di retrocedere. A Torino si è mossa con un’idea di gioco dentro un 4-3-3 per nulla fiscale. Dal ritorno di D’Aversa in poi è andata spessissimo in vantaggio, anche doppio, per poi perdersi nel finale, a volte nel recupero. Questa volta no, ha trovato una squadra più forte che, con poco più del minimo sindacale, ha vinto la partita senza patire.

Senza Chiesa, Pirlo ha schierato il solito 4-4-2 con McKennie fuori posizione, né centrocampista, né trequartista, ma un solista in vena di stonature. Suo il fallo, con ammonizione, su Gervinho che ha generato la punizione dello 0-1 quando la difesa era posizionata e non c’era nessun pericolo in vista.

Dybala, pur non brillando, ha giocato una partita piena di contenuti. Avrebbe meritato il gol, ma uno - conclusione di sinistro in semi diagonale - se l’è mangiato nel secondo tempo. A parte una punizione, deviata dalla barriera, ha giocato molto per far segnare Ronaldo, però non c’è stato niente da fare e il portoghese alla fine, stizzito per essere stato fermato dall’arbitro, ha scagliato via la palla ed è stato ammonito. Poteva evitare. Tanto l’hanno capito tutti: lui gioca per i suoi gol, gli altri per quelli della Juve. Anche se non sembra, la differenza c’è.

 

IL TABELLINO 

Juventus-Parma 3-1

Marcatori:
pt 24' Brugman (P), 43' Alex Sandro (J) st 2’ Alex Sandro (J), 23 De Ligt (J)

Assist: pt 43' De Ligt (J), st 47’ Cuadrado (J), 68’ Cuadrado (J)

Juventus (4-4-2): Buffon; Danilo, Bonucci, De Ligt, Alex Sandro; Cuadrado (29 st Kulsevski), Arthur (42 st Bernardeschi), Bentancur (29 st Rabiot), McKennie (29 st Ramsey); Dybala (39 st Morata), Ronaldo. A disp. Szczesny, Pinsoglio, Chiellini, Frabotta, Felix Correia. All. Pirlo.

Parma (4-3-3): Colombi; Laurini, Osorio, Bani, Pezzella (34 st Busi); Grassi, Brugman (26 st Hernani), Kurtic; Man (34 st Karamoh), Pellé (16 st Cornelius), Gervinho (16 st Mihalia). A disp. Sepe, Rinaldi, Sohm, Dierckx, Brunetta, Traore, Camara. All. D'Aversa.

Arbitro: Giacomelli di Trieste.

V.A.R.: La Penna di Roma 1.

Ammoniti: pt 23' McKennie (J) st 43’ Hernani (P), 47’ Karamoh (P) 48’ Cristiano Ronaldo (J)