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Forse è troppo presto per cantare vittoria, ma l’ipotesi di avere quattro squadre agli ottavi di finale di Champions League dovrebbe contribuire a far pensare in modo più positivo al calcio italiano e alla nostra serie A. Se questa possibilità dovesse realizzarsi, anche i più critici o gli scettici dovrebbero ricredersi.

Intanto perché non saremmo di fronte ad un caso. In secondo luogo perché i club italiani, a parte, forse la Juve, hanno dovuto affrontare, nei rispettivi gironi, gli avversari più qualificati dell’elite europea. Il Napoli ha nel proprio gruppo i campioni d’Europa in carica del Liverpool. L’Inter è con il Barcellona. L’Atalanta con il Manchester City, campione d’Inghilterra.

Ora la situazione è chiarissima.

La Juve è qualificata da prima e nell'ultima giornata, in trasferta a Leverkusen, può permettersi di schierare le riserve.

Al Napoli manca un punto e lo farà con il Genk, ma la vittoria potrebbe addirittura spalancargli le porte del primo posto (il Liverpoool che giocherà a Salisburgo rischia una clamorosa eliminazione).

L’Inter è quasi in una botte di ferro. Alla qualità del gioco e alla forza della squadra può infatti abbinare un ultimo turno in tutti i sensi favorevole. Gioca a San Siro contro un Barcellona, già primo e perciò demotivato che, nel novanta per cento dei casi, affronterà i nerazzurri con la squadra B. Un successo o comunque lo stesso risultato che il Dortmund dovesse realizzare con lo Slavia qualificherà la squadra di Conte.

L’Atalanta, infine, è la squadra più a rischio. Primo, perché deve vincere a Donetsk, contro uno Shakhtar decisissimo a conservare il secondo posto. Secondo, perché di Guardiola, un’aureola senza santo, ho cominciato a diffidare da un po'. Nella gara di ritorno con l’Atalanta fece una sceneggiata indecorosa prima di inserire Walker, giocatore di movimento, al posto del portiere espulso e, in genere, la sesta partita del girone, quando è già qualificato da primo, la gioca con un sacco di rincalzi. Ora, siccome all’Atalanta serve la vittoria in Ucraina e almeno il pareggio del Manchester City a Zagabria, i giochi sono tutt’altro che fatti. Ma, tra tutti, gli uomini di Gasperini sono quelli che potrebbero regalarci la sorpresa più grossa.
La domanda che mi pongo non è retorica: che cosa è cambiato nel nostro calcio per essere più competitivo con le grandi d’Europa?

So che la risposta è impegnativa, ma non ne trovo una di più calzante di questa: la mentalità. Oggi, rispetto al passato, anche recente, le squadre italiane in Champions giocano sempre per vincere e nel farlo scelgono la strada della qualità della manovra, dell’iniziativa e, se possibile, del dominio nel gioco.

Prendiamo l’Inter che ha travolto fuori casa lo Slavia Praga. Nel momento in cui l’arbitro Marciniak, su indicazione del Var, ha reso nullo il gol del 2-0 di Lukaku per assegnare il rigore dell’1-1 ai cechi, ha moltiplicato le forze e continuato a giocare come se nulla fosse accaduto. Questo avviene perchè le squadre ottimisticamente orientate (secondo la definizione di Felice Accame, docente di comunicazione al Settore Tecnico di Coverciano) non si affliggono nella ricerca di alibi, ma sanno che il gioco, cioè la strada battuta in settimana con il proprio allenatore, le porterà al successo. L’Inter non solo ha segnato altri tre gol (l’ultimo annullato ancora dal Var), ma ha anche colpito due traverse e creato occasioni a getto continuo.

L’Atalanta è, nel suo genere, un’Inter in dimensione ridotta. Di fronte ai primi tracolli in Champions anch’io sono rimasto perplesso. In questi casi la prima cosa che si chiede ad un allenatore è di cambiare qualcosa, soprattutto a livello di atteggiamento, per subire meno. Gasperini, invece, ha convinto i suoi ragazzi che la squadra non doveva snaturarsi, ma giocare a sistema puro come quasi tutti fanno in Europa, senza avere soggezioni. Un’altra batosta è arrivata da Manchester, ma poi la consapevolezza ha favorito il coraggio e contro la Dinamo Zagabria il punteggio avrebbe dovuto marcare uno scarto di almeno quattro gol, come accadde, all’inverso, nella partita d’andata.

La stessa Juve, per me, gioca meglio in Europa che in campionato. Può darsi che sia una questione di stimoli, di sicuro ha fatto un percorso convincente e inedito. La qualificazione con due giornate d’anticipo e il primo posto con, una sono una rarità. E’ una delle favorite alla vittoria finale, ma non è ancora il momento di pensarci.

Purtropo il Napoli non è in una grande condizione. È vero che a Liverpool ha fatto soffrire di nuovo i detentori del titolo (già battuti all’andata), però dal punto di vista dell’intraprendenza e del coraggio c’è molto da recuperare. Chissà che, alla fine, non arrivi il primo posto nel girone (possibilissimo) e da lì Ancelotti riparta per andare all’assalto dell’indicibile. La Champions a Napoli sarebbe davvero una cosa così inaspettata da far impazzire tutti