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La Juventus avrebbe fatto meglio a puntare su Romero anziché Demiral? È una domanda legittima che richiede una risposta complessa. L’argentino ha ormai conquistato Gasperini e il tifo bergamasco. Dopo un inizio di campionato di conoscenza reciproca, nel quale le sue qualità assolute e potenzialmente funzionali si dovevano comunque assestare e innestare nello stile difensivo della Dea, ora Romero appare nutrirsi del sistema, partita dopo partita. Non c’è duello in cui non esca vincitore, mentalmente e fisicamente, e quando è il momento si esalta nel ‘tutti contro uno’, come è successo nel finale di Milan-Atalanta.

ROMERO IL LUPO 



In questa offensiva dei rossoneri Romero è riuscito a fermare da solo Ibra, Kessie e Mandzukic. Come l’ultimo lupo del branco, il capo, quello che mantiene tutti uniti ed è sempre pronto a correre ovunque per proteggere l’intero gruppo. Romero dapprima ha spinto leggermente Ibra, sbilanciandolo e mettendolo in croce, poi si è voltato ed è corso dietro agli inserimenti di Kessie e Mandzukic dentro l’area. Uno strepitoso doppio salvataggio.



Sul tentativo di Kessie prima, e da dietro, quasi in spaccata. Poi, vinto il contrasto e scaraventato a terra l’ivoriano, anticipando e sporcando quel tanto la conclusione di Mandzukic, con la reattività feroce del capobranco e il sentimiento inarrestabile dell’argentino. Pazzesco. 



DEMIRAL - Per quanto Demiral gli assomigli in certi aspetti del gioco - sono entrambi irruenti, ruvidi e dominanti in marcatura - parliamo comunque di giocatori diversi. E inoltre soprattutto di contesti e funzioni diverse. In primo luogo la posizione: il turco nei tre costruttori di Pirlo è molto improbabile che venga utilizzato al centro, ossia nel ruolo in cui viene impiegato Romero nell’Atalanta. Eccovi un Demiral braccetto di sinistra contro il Sassuolo. Più spesso ha giocato a destra, dove però il titolare è Danilo. 


Demiral alla Juve non viene concepito come un centrale-centrale né come un titolare, e anche questo è importante. Può starci benissimo, ma viene schierato a seconda delle necessità. Non si potrebbe dire altrettanto di Romero nell’Atalanta. Romero è l’upgrade 20/21 della Dea. E mentre Gasperini gode di un centrale con queste caratteristiche, Pirlo si tiene stretto il suo Bonucci, più un regista arretrato che un marcatore puro. Il primo trascura di proposito la costruzione dal basso (l’Atalanta è penultima in Serie A alla voce ‘possesso nella propria metà campo’), il secondo invece insiste molto su questo aspetto (la Juve è sesta, in testa c’è il Sassuolo). E non so, da questo punto di vista, quanto Romero possa fare meglio di un Demiral in una squadra che vuole risalire il campo gradualmente e con un palleggio ragionato come quello della Juve. Non dimentichiamoci che il turco è passato dalla corte di De Zerbi...       

L’UPGRADE 20/21 DELLA DEA - Romero in sostanza sta benissimo dove sta, e forse non potrebbe stare meglio. Con lui Gasperini può sganciare non solo i braccetti (Toloi e Djimsiti), ma anche e con quasi altrettanta frequenza il centrale del suo sistema. E con più impeto e stridore di denti di un Caldara o Palomino. Romero è un’arma in più non solo difensivamente parlando, non solo quando sale a saltare sulle palle inattive (vedi il gol col Milan), ma anche in transizione, quando ad esempio sfrutta lo slancio di un anticipo (fondamentale in cui è fortissimo e funzionalissimo all’aggressività ricercata dal Gasp) per andare a ‘rifinire’. Ricordate l’assist col Napoli? Per Romero non fu certo una gran partita quella, eravamo agli inizi, ma in questa azione si vede già tutto il suo dna gasperiniano.



Anticipo su Mertens (di nuovo quasi in spaccata), contrasto immediato con Bakayoko.

Brucia Fabian.



Manda a vuoto un’uscita azzardata di Koulibaly con un dribbling alla massima velocità.



Mette in porta Lammers per il gol del 4-1.



IL DETTAGLIO CONTRO IL MILAN - Contro il Milan è stato ancora più interessante il suo contributo in transizione, dal momento che non si è trattato di un fatto inerziale (anticipo e parto palla al piede). No. E non è la prima volta che glielo vediamo fare. Nell’azione del terzo gol, quello di Duvan, Romero ha ragionato come un invasore puro. Si guarda solo l’assist che invece è il meno. L’idea è qui, in questo preciso momento. 



Quando Romero percepisce lo spazio alle spalle di Kessie e Tonali e si fa terzo uomo di Toloi tramite Pessina. Theo Hernandez vedete dov’è? Si era appena sganciato, il Milan era sbilanciato e coi soli due centrali rimasti dietro. Romero vede il tre contro due potenziale (Ilicic-Duvan-Romero vs Musacchio-Kjaer) e lo realizza con questa corsa senza palla.



L’assist finale è solo un gesto tecnico, in fin dei conti niente di che...