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Alla Juve è cambiato tanto. In termini di assetto e di uomini sicuramente. È andato via Andrea Pirlo ed è tornato Max Allegri, che sarà per quattro (quattro) anni molto più che un semplice allenatore. È andato via Fabio Paratici, ha preso il timone dell'area sportiva Federico Cherubini, tornerà la figura di un amministratore delegato che con ogni probabilità rispondere al nome di Maurizio Arrivabene: il tempo degli annunci arriverà senza fretta, ma la nuova Juve è già operativa. E ha deciso di cambiare chiaramente strategia. Il tempo degli azzardi e delle politiche spregiudicate pur di continuare a salire in termini di fatturato, complicando in maniera quasi insostenibile la voce dei costi, è finito. La pandemia ha lasciato il segno, ma non è solo quello. In questa fase la parola d'ordine sarà prudenza, seguita a ruota da sostenibilità. Il tutto senza dover necessariamente ricorrere a un ridimensionamento tecnico, per quanto il nuovo progetto targato Allegri sia ad ampio respiro. 
MOSSE E STRATEGIA – La prima mossa, intesa come decisione, è rappresentata da quell'aumento di capitale già concordato dalla proprietà e che vedrà al momento opportuno ripianare il bilancio con l'iniezione di circa 300-400 milioni. Questo permetterà nell'immediato di non dover più ricorrere alla forsennata ricerca delle plusvalenze per far quadrare i conti, solo la scorsa stagione furono oltre 160 milioni, ma queste operazioni hanno poi recato in dote scorie pesanti da gestire negli anni. Certo, da qui al 30 giugno si proverà a concludere delle cessioni preziose, niente a che fare con quel mandato da 100 milioni previsto in un primo momento. E poi il mercato, in entrata e in uscita. La Juve ha degli obiettivi chiari, uno è Manuel Locatelli, l'altro è rappresentato da un attaccante che dovrà arrivare indipendentemente dalla decisione di Cristiano Ronaldo: se poi CR7 dovesse lasciare la base, allora ci sarà tutt'altra disponibilità in organico e a bilancio, ma sarà una conseguenza. Nel frattempo e per tutte le altre posizioni, senza offerte ritenute congrue per esuberi o giocatori non-incedibili, la Juve non interverrà in entrata. Un esempio, Perin: il giocatore vuole andare via ma il club punta a convincerlo a vare il vice-Szczesny, perché avendolo già a disposizione è inutile caricarsi il costo per un portiere magari meno affidabile. Un altro esempio, i difensori centrale: Demiral è in vendita, ma pure partisse prima di intervenire bisognerebbe cedere Rugani che senza un'offerta giusta resterà a completare la difesa. E via così, almeno per chi ha valutazioni importanti o ingaggi pesanti, nessuna svendita, semmai si proverà a rigenerare elementi che hanno perso fiducia o appeal. Non c'è più la volontà a spingere fuori i giocatori in ogni modo, magari pagando parte dell'ingaggio come buonuscita o come agevolazione per il prestito. Finita quindi anche l'era dei calciatori pagati per fare posto in organico o a bilancio. È un modo anche per mantenere una posizione di forza, senza fretta, sapendo che le rivoluzioni non si fanno in un giorno, senza il timore di vivere una sessione di mercato all'insegna di pochi o pochissimi interventi ma mirati. La Juve è già cambiata, è già tutta nuova, anche se magari non si vede e non si sente.