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Più che andare a scoprire se veramente Tonino Conte porta il parrucchino, come dicono i maligni, andiamo a scoprire quant’è forte questa nuova Juve, come dicono i bene informati. La partitissima “che vale un campionato”, seconda antica definizione, propone al Napoli una accelerata, avendo già perso 13 punti sui 27 in palio delle prime nove giornate (5 in casa), e alla Juve l’obbligo di candidarsi definitivamente per lo scudetto chiudendo, contro gli azzurri, il trittico così bene avviato battendo Milan e Inter. 

 

Se il Bayern è una super-corazzata, come l’ha definita De Laurentiis, la Juventus è una portaerei da cui partono in continuazione caccia veloci e bombardieri. E’ molto bello dire (sempre De Laurentiis) che la sconfitta di Monaco vale una vittoria, però ora che si torna a casa, nell’orticello del campionato, sarà meglio che una vittoria valga una vittoria. Non sarà facile. La Juve è squadra aggressiva, determinata, feroce, è imbattuta, sta al primo posto e non vuole mollarlo, sente che gli anni dei settimi posti sono alle spalle e vuole rilanciarsi contro il Milan e contro tutti. Non ci sta riuscendo ancora in pieno perché il nuovo tremendismo bianconero è stato intralciato da quattro pareggi (due in casa, due fuori). Però è tornata la squadra che non fallisce i “grandi appuntamenti”.

Grande è l’appuntamento di Napoli che la Juve affronta dopo una settimana tranquilla, senza coppe, perciò col vantaggio notevole di avere gambe che gireranno a mille per tormentare gli “eroi” dell’Allianz Arena. Il gioco della Juventus, se va, come spesso va, può togliere il respiro all’avversario, pressarlo sino all’angoscia, rubargli palloni in ogni zona del campo e ripartire, lavorarlo ai fianchi e bersagliarlo al centro. La mezz’ala offensiva Marchisio, già paragonato a Tardelli, non è più l’arma segreta per sorprendere le difese. Ha già giustiziato il Milan e l’Inter.

Di fronte a questo immenso spaventapasseri al Napoli tocca non essere … passero. Per riuscire nell’impresa di fermare la Juve e rilanciarsi in campionato, la squadra azzurra ha bisogno che tutti e tre i tenori cantino e che, a centrocampo, Inler e Dzemaili non siano più incerti e vaghi. Sono queste le condizioni essenziali, più una condizione fisica accettabile dopo la fatica di Monaco, per giocare alla pari con la formazione di Conte che ha, sì, in Andrea Pirlo il Giotto di ogni capolavoro e la fonte di ogni manovra, ma ha nella fisicità di altri nove assatanati l’arma dirompente.

Si prospetta una nuova partita di sacrificio e astuzia, contenere la forza bianconera e colpire con le ripartenze il cui paladino superstite, Lavezzi, ha bisogno della piena collaborazione di tutto il trio delle meraviglie per ribaltare la bella sicurezza della Juventus e dissestarne l’assetto difensivo. Conte ha abbandonato il 4-2-4 brasiliano, non avendo giocolieri brasiliani a disposizione, passando a un 4-1-4-1 per il dominio del centrocampo e un gioco incisivo sulle corsie laterali. E’ una Juve che gioca a tutto campo, che sgancia i difensori esterni per i cross, che è micidiale sui calci piazzati, non solo con le traiettorie magiche di Pirlo, ma con la stazza dei giocatori più fisici. Non ha il gioco morbido ed elegante del Bayern, ma procede a fiammate con notevole continuità per essere la padrona del match e incendiarlo. Caro Napoli, se ci sei, batti un paio di colpi. Tre per l’esattezza, i punti della vittoria.