202
Quel che resta di una povera Juve, messa sotto anche da un’Udinese salva e disinteressata, si vede negli ultimi nove minuti di una partita desolata (vento e pioggia nel finale come fosse il giorno del giudizio) e desolante (serviva un episodio assolutamente fuori contesto per fare rientrare in gioco i bianconeri incapaci di tutto).

Più che di un episodio si tratta di una mano santa, come si dice a Roma, quella dell’argentino De Paul, grande amico di Dybala, che su una punizione di Ronaldo all’81’, ovviamente destinata sulla barriera (Ronaldo tira sempre lì), allarga il braccio con somma ingenuità e devia la palla. Gli juventini reclamano, l’arbitro Chiffi non si esime. E’ rigore e anche netto che un minuto dopo (82’) Ronaldo trasforma. Prima cosa buona di una partita lacunosa e senza testa in cui il fenomeno aveva sbagliato tutto.

Ma il gol e la chimica miracolosa che produce, desta CR7 e la squadra. Rinvigorita dall’ingresso di Rabiot, uno che con quel fisico statuario si muove sotto l’acqua come un puledro scosso. Vince i contrasti, dialoga con precisione, solca la zona sinistra come animato da una nuova energia. Intendiamoci, Rabiot gioca dieci minuti più il recupero, però dubito che se ci fosse stato McKennie, sostituito proprio dal francese, quel traversone vecchio stampo, da sinistra fino al palo opposto della porta dell'Udinese, sarebbe partito con tanta decisione e precisione. Ronaldo è in mezzo a due, ma stavolta ci mette la testa con coraggio e potenza, sa che da quel pallone dipende trequarti della sua stagione, compresa la classifica marcatori, e, soprattutto, quella della Juve. Batte forte addosso a Scuffet che se la fa passare tra le braccia. Doppio Ronaldo, dunque, con due complici: De Paul, il capitano, e Scuffet, il sostituto di Musso.

Confesso di aver provato molta simpatia per il tuffo di Pirlo in mezzo al mucchio festante. L’allenatore, a meno di dieci minuti dalla fine, era nudo e lontano dalla meta, con i due gol di Ronaldo ha ripreso colore, fiato e speranze.

Certo, fa un po’ specie questa gioia incontenibile degli ex campioni d’Italia, proprio il giorno in cui l’Inter strappa loro lo scudetto dalla maglia cucendolo sul proprio petto. Ma la Juve di oggi, una delle peggiori della storia e di gran lunga la più deludente degli ultimi quindici anni, è consapevole che entrare tra le prime quattro è il massimo possibile. Realismo, insomma, ma anche malinconia.

Il successo (2-1) e i quasi contemporanei pareggi di Atalanta e Napoli, la rilancia al terzo posto anche se alla pari punti con i bergamaschi e il Milan.

Resto convinto che, giocando così, la Juve non ce la faccia a restare attaccata al treno Champions, perché tutti gli avversari hanno più idee, migliore manovra, ritmi più alti e soluzioni molteplici. Tuttavia moltissimo passerà dalla partita di domenica sera, allo Stadium, contro il Milan. Non so se la Juve ritroverà Chiesa e se Dybala crescerà un po’ rispetto a Udine. Di certo, a Pirlo non può saltare in mente di schierare ancora Bernardeschi, un problema serio non solo per la Juve, ma anche per l’Italia di Mancini, tanta è l’involuzione che lo affligge. Ma il Milan di sabato è meglio di questa Juve e può metterla definitivamente in crisi.

L’Udinese ha giocato la partita che voleva dal 10’ del primo tempo, quando è andata in vantaggio con Molina, servito rapido da De Paul, mentre gli juventini stavano protestando con l’arbitro per la punizione concessa e la difesa aveva la testa altrove.

Chi di punizione ferisce, di punizione perisce.

Perché scrivo questo? Perché, come gli ex campioni d’Italia, anche i giocatori dell’Udinese e i loro dirigenti si sono lamentati per quella concessa per fallo su Cuadrado. Schermaglie anche pesanti, ascoltate le parole di Marino che ha accusato Paratici, avvicinatosi all’arbitro alla fine del primo tempo, di averlo condizionato. Ora Paratici merita una squalifica esemplare (Chiffi deve averlo scritto nel referto), ma Marino non può impunemente accusare l’arbitro. Più giusto prendersela con De Paul e Scuffet perché se gli indebiti sconfinamenti in campo dei dirigenti sono “cose d’altre epoche”, lo sono anche certe denunce. Cosa avrebbe sbagliato Chiffi in generale e in occasione dei due gol della Juve?

Purtroppo il calcio italiano, anziché pensare a crescere e moltiplicare gli introiti, è ancora un vecchio pollaio dove è di moda litigare e prendersela con gli arbitri. Cose d’altre epoche, non c’è dubbio.

             

IL TABELLINO

Udinese-Juventus 1-2 (primo tempo 1-0)

Marcatori: 10’ p.t. Molina (U), 38’ s.t. Ronaldo rig. (J), 44’ s.t. Ronaldo (J)

Assist: 10’ p.t. De Paul (U), 44’ s.t. Rabiot (J)

Udinese (3-5-1-1): Scuffet; Becao, Bonifazi (39’ s.t. Samir), Nuytinck (45+2’ s.t. Ouwejan); Molina, De Paul, Walace, Arslan (27’ s.t. Forestieri), Stryger Larsen; Pereyra; Okaka. All. Gotti.

Juventus (4-4-2): Szczesny; Danilo, De Ligt, Bonucci, Alex Sandro; Cuadrado (39’ s.t. Correia), Bentancur, McKennie (39’ s.t. Rabiot), Bernardeschi (14’ s.t. Kulusevski); Dybala (21’ s.t. Morata), Ronaldo. All. Pirlo. 

Arbitro: Chiffi di Padova

Ammoniti: 44’ p.t. Arslan (U), 10’ s.t. Pereyra (U), 37’ s.t. De Paul (U)