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Uno dei segreti della Juventus penta-campione d'Italia è senza dubbio lo zoccolo duro di calciatori italiani in rosa. I vari Buffon, Barzagli, Bonucci, Chiellini e Marchisio rappresentano una garanzia di continuità e di senso di appartenenza, che fa da collante e da esempio nello spogliatoio e in campo. Nei giorni in cui Inter-Udinese si è giocata con 22 stranieri titolari in campo, Beppe Marotta, ad della Juve, ci tiene a rimarcare questa differenza e questa caratteristica: "La base italiana rimarrà sia oggi che nel futuro un elemento chiave? Io credo che lo sia per qualsiasi club italiano che intende vincere lo Scudetto - spiega a Sportitalia -. La rappresentanza italiana è fondamentale, noi abbiamo uno zoccolo duro di campioni italiani che capiscono benissimo cosa significa andare per esempio a Carpi e lottare contro una squadra importante e vincere, cosa significa andare a Sassuolo e magari sottovalutare la partita e perdere. Queste sono situazioni che solo chi gioca in Italia capisce, quindi la capacità e l'obiettivo della Juventus, ma secondo me di tanti altri club, deve essere quello di reperire sul mercato i migliori giovani in circolazione per creare poi lo zoccolo duro del futuro. Questa è una prerogativa a mio giudizio indispensabile per ottenere dei grandi risultati".

MERCATO: OBIETTIVO ITALIA - Il prossimo futuro, dunque, vedrà la Juventus ancora caratterizzata da una forte impronta italiana. Ai giocatori sopra citati, e a Sturaro, Zaza, Rugani e Padoin, si aggiungeranno altri talenti made in Italy. Fra gli obiettivi, due nomi su tutti: Berardi e Saponara, ma senza dimenticare De Sciglio e Lapadula, oltre a Mandragora e Sensi. E' chiaro poi che la crisi del calcio italiano, incapace in questi ultimi anni di generare talenti con la stessa prolificità, e della stessa qualità, rispetto ai tempi migliori, porta poi per forza di cose anche un club come la Juve a guardare al mercato estero, per quanto riguarda gli obiettivi più importanti. In casa Juve però, accanto ai Cavani e ai Pastore, agli André Gomes e ai Widmer, ci sarà sempre posto per i giovani italiani. Se no non si chiamerebbe Juventus.