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Maurizio Sarri ha ormai capito tutto. Vincere contro il Lione e qualificarsi ai quarti di Champions League non gli basterà per essere riconfermato sulla panchina dei campioni d’Italia. Solo un molto improbabile trionfo a Lisbona potrebbe far cambiare idea ad una dirigenza che giudica insufficiente aver conquistato uno scudetto senza la qualità del gioco auspicata se non addirittura promessa.

Ieri, nell’ultima conferenza stampa pre-partita, Sarri è stato esplicito dicendo che il suo destino è stato già deciso e non sarà una partita - questa partita - a modificarlo. Non so se Agnelli, per comodità strategica, si auguri perfino un’uscita di scena fragorosa, ma la possibilità è concreta, considerata la solidità dei francesi e la difficoltà di giocargli contro.

Per vincere e cullare sogni di gloria - cioé una final eight clamorosa eliminando una tra City e Real e poi eventualmente il Bayern - ci vorrebbe un’altra Juventus, non una squadra che a stento si regge in piedi, senza idee e senza spunti, ancora alla ricerca di un gioco che non le faccia muovere il pallone solo in orizzontale e portandolo in maniera deleteria prima ancora che eccessiva.

La coperta è corta: se Cuadrado dovesse giocare da esterno basso, Sarri dovrebbe inserire Bernardeschi che è come giocare con uno in meno. Al contrario con Cuadrado nel tridente, giocherebbe terzino Danilo, uno che non si sa bene come abbia fatto ad appartenere a Real Madrid e Manchester City, inferiore anche a De Sciglio sia nella fase difensiva che in quella propulsiva. Eppure ci fu un tempo in cui Danilo a destra e Alex Sandro a sinistra rappresentavano il meglio dei terzini al mondo. Tempus fugit e tutto cambia, per non dire che tutto peggiora.

La difesa, imperniata su Bonucci e de Ligt centrali, ha un ruolo arduo, cioè quello di non prendere gol. L’1-0 all’andata è un risultato bastardo, il peggiore tra le sconfitte di misura, perché basta un gol degli avversari al ritorno per vanificare tutto. Ecco il primo punto. Ammesso e non concesso che un gol la Juve lo faccia - e solo con quello si potesse andare ai supplementari - non c’è nessuna sicurezza né in un reparto, né per una fase difensiva che hanno subito 43 gol in campionato.
Quando si parla di fase difensiva si indica un’attività che coinvolge tutta la squadra, partendo dagli attaccanti. In questo senso la Juve, difende quasi con nessuno perché Ronaldo non se ne preoccupa per nulla, Dybala (che al massimo andrà in panchina) partecipa poco e Higuain pochissimo. Chiaro, dunque che i primi ad andare in difficoltà siano i centrocampisti (oggi Bentancur, Pjanic e Rabiot) costretti a correre all’indietro e non a pressare in avanti come vorrebbe Sarri. Ecco il secondo punto. Per mettere in difficoltà il Lione è necessario pressare in avanti e, dunque, alti. Ma per riuscire in questo intento bisogna avere, oltre alla testa e a movimenti interiorizzati, molta gamba che alla Juve manca, un po’ perché si è applicata poco, molto perchè la condizione fisica è precaria.

Il terzo punto è che affiancando forzatamente Higuain a Ronaldo, l’allenatore metterà in campo un calciatore demotivato come l’argentino che vorrebbe andare altrove (ma guadagnando i sette milioni e passa che gli dà la Juve), che non sarebbe neanche tornato dopo il coronavirus e che sente di essere un sopportato in casa. La stessa corsa contro il tempo per recuperare Dybala, lodevole da parte della società, non può che sconfortarlo: significa che la fiducia nei suoi confronti è ai minimi termini.

Può una squadra così ridotta pensare di qualificarsi contro un avversario come il Lione che ha portato ai supplementari il Paris Saint Germain nella finale di Coppa di Lega?Per me no. E non è certo la prima volta che lo dico. Ben che vada - ma dovrebbe essere una partita quasi perfetta - la Juve può essere sul’1-0 al 90’, ma rischierebbe sia ai supplementari che ai rigori.

Se è vero, infatti, che il Lione ha perso 5-6 proprio ai rigori contro il Psg, è altrettanto vero che i primi cinque esecutori sono parsi infallibili. Insomma tutto congiura contro la Juve e il pronostico non può che essere di segno negativo. Unica risorsa i singoli e una loro serata di grazia. Ma se Sarri ha davvero cominciato a pensare in questo modo ha smesso di essere Sarri per diventare un altro allenatore, forse un’altra persona.