Un giorno storico quel 10 giugno del 1961. Fu la prima delle tante lezioni che Giampiero Boniperti diede al mondo del calcio il cui titolo potrebbe essere “Come evitare la patetica passerella lungo il viale del tramonto”. Una medicina sempre meno usata dai professionisti del pallone i quali tendono ad allungarsi la vita talvolta in maniera melodrammatica

Quella domenica pomeriggio la Juventus aveva battuto l’Inter per nove reti a una. Una partita surreale e anche scontata in quanto a risultato. La società nerazzurra, d’accordo con l’allenatore Helenio Herrera, aveva mandato in campo la squadra Primavera per protesta contro la Federazione la quale aveva imposto di replicare la gara sospesa a Torino per invasione pacifica di campo. I bianconeri erano per l’ennesima volta campioni d’Italia. Giampiero Boniperti era il capitano di quel team delle meraviglie del quale facevano parte anche Charles e Sivori. Il solo evento speciale di quel giorno era rappresentato dall’esordio in nerazzurro di Sandro Mazzola, il figlio del mitico granata Valentino. Fu lui a realizzare l’unico gol, su rigore, dell’Inter.
A fine gara, nello spogliatoio, il capitano bianconero chiamò il magazziniere Crova e, con le scarpette da gioco in mano, gli disse: “Mettile pure via perché a me non serviranno più”. 

Nello stanzone scese un silenzio da funerale. Nessuno si sarebbe mai aspettato una scena del genere. Crova prese quelle scarpe con le lacrime agli occhi. Boniperti rappresentava il cuore e l’anima della Juventus e anche quella del calcio italiano. Sentirgli annunciare che non avrebbe giocato mai più era una cosa da non credere. Charles era sconvolto: “Una perdita senza precedenti”. Sivori un pò meno. Tra lui e il capitano non era mai corso buon sangue. A nulla servirono i suggerimenti dei due Agnelli, Umberto e Gianni, per far cambiare idea a Boniperti. Così aveva detto e così avrebbe fatto. Aveva appena trentuno anni, un fisico eccezionalmente integro e una classe di  marca che gli avrebbero consentito di andare avanti ancora per un bel po’. Altre grandi società lo avrebbero ingaggiato. Per Boniperti c’era stata e ci sarebbe sempre stata soltanto la Juventus. 

Le sue scarpette, dopo una bella lucidata, sarebbero finite nella sua bacheca del trofei. Il primo e uno dei pochissimi esempi di campioni i quali scelgono di farsi da parte quando ancora sono al vertice della piramide per consentire alla gente, tifosi e non, di poter mantenere nella memoria l’immagine di un attore di razza il quale non ha alcuna intenzione di infilare il viale del tramonto. Né per denaro e neppure per presunzione. Scene desolanti o comunque patetiche di professionisti anche molto bravi i quali tirano la corda anche se sanno che può spezzarsi vagolando per il campo un poco imbolsiti e niente più reattivi. Soltanto i politici, attaccati alla loro poltrona fino all’ultimo respiro, fanno di peggio. E non è un bel vedere. Dopo Boniperti rammento soltanto Michel Platini che fece una scelta così coraggiosa. Non è un caso.