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Non lo fa per pubblicità, nemmeno perché deve. Lo fa perché conosce la sofferenza, sa cosa vuol dire essere affamato, svegliarsi e non sapere se troverà qualcosa in tavola. Abbiamo imparato a conoscere Marcus Rashford per quello che fa sul campo, con le maglie di Manchester United e Inghilterra, ma oltre il calciatore c'è molto di più. C'è un ragazzo, di 23 anni, con la testa di un uomo, ci sono la sua umanità e la sua disponibilità ad aiutare chi è in difficoltà. Come i bambini poveri, che in questi giorni di lockdown, con le scuole chiuse, non sanno cosa mangiare. Un incubo, che Rashford ha vissuto quando era piccolo, quando la cena era l'unico pasto che la mamma poteva permettersi, quando il pranzo era garantito solo dalla scuola, grazie a Fare Share, organizzazione benefica che combatte gli sprechi di cibo ridistribuendolo a chi non può comprarlo.
UMANITA' - In Inghilterra le famiglie meno abbienti sono numerose, i bambini raggiunti da Fare Share sono 900 mila. Agire è stato il primo pensiero. Con una raccolta fondi, che ha portato a raggiungere quasi 20 milioni di sterline in cibo e soldi. Con l'azione, in prima persona. Ha iniziato a leggere libri di economia, a studiare la logistica del trasporto di cibo, come viene stoccato e quali sono i meccanismi della distribuzione. Perché raccogliere cibo è importante, consegnarlo lo è ancora di più. Tutto questo lo sta facendo con grande semplicità, senza cercare la luce dei riflettori: "Sto solo cercando di aiutare chi è in difficoltà. Quando andavo a scuola ero uno di quei bambini che pranzava nella mensa, non dimentico quel periodo". Il coronavirus è un'occasione, per fare come Rashford. Per diventare più umani.