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La stagione dell'amore viene e va. Quella degli allenatori anche. Senza una logica, né apparente e neppure decente da sostenere. In questo momento è tornato straordinariamente di moda Claudio Ranieri. Per me è una gioia, ma non una sorpresa. Quest'estate, quando Ranieri non aveva ancora una squadra da allenare, scrissi per gli amici del “Charuto” che mi sarebbe piaciuto vederlo sulla panchina della Roma e che al centro dell'attacco giallorosso avrei messo Ibrahimovic. Seguirono molte pernacchie, pochi consensi e un'eletta schiera si indignò sostenendo che la mia era solo “una marchetta fatta all'amico”, Ranieri, certo, visto che Ibra lo conosco a malapena.

Sicuramente l'allenatore del Leicester è un amico, certamente la mia non era una marchetta, ma solo una proposta. Non voglio neppure sostenere che i fatti ora mi stiano dando ragione, alla faccia dell'attuale classifica della Premier.
Il punto è un altro. L'amata banda del “Charuto” mi perdonerà se insisto sulla demenziale logica degli esoneri “ad minchiam (licenza maccheronica cara al mio professore del liceo). Credo che i presidenti abbiano il sacrosanto diritto di non far più lavorare e pagare comunque un allenatore fino alla scadenza del contratto (ovviamente è questo quello che succede dopo un esonero, sì, anche per il parsimonioso Lotito) e possono cambiarne anche uno e centomila (dai Zamparini, ce la puoi fare), ma il problema è: in base a quale logica scelgono il sostituto? Perché Pioli può essere da panchina d'oro e poi esonerato una manciata di settimane dopo?  Perché Mihajlovic è meglio di Brocchi e poi Brocchi è meglio di Mihajlovic e avanti così, decine di volte in dieci mesi di incertezze? Perché la ruota capace/incapace sventola davanti al volto impassibile di Ballardini, aspettando che cambi il vento che soffia dalle tonsille di Zamparini?

Credo, semplicemente, che una parte del calcio italiano sia priva di quattrini e soprattutto di buone idee, che in mancanza dei primi potrebbero comunque aiutare a dare un senso a quello che si sta facendo. E aggiungo che potrebbe non essere solo un vizio italiano, perché accade anche in Spagna e in Inghilterra, almeno in alcuni club che non hanno quattrini e idee come i big. E prima accadeva di più, anche in Inghilterra e Spagna, anche tra le grandi, che non avevano ancora sviluppato l'efficace abitudine di munire il loro club di un progetto industriale. La Germania? Loro di solito sono una felice eccezione, almeno quando si parla di programmazione.

Mentre cercavo questa banale risposta ho deciso di fare un piccolo gioco. Sono andato a rivedere che fine avessero fatto gli allenatori che aveva preso il posto di Ranieri, quando il mio amico veniva esonerato. Loro hanno preso il posto di chi “era un eterno perdente”, “poi diventato un bollito”. Loro non stanno rischiando di vincere la Premier con il Leicester. A Valencia lo sostituì Hector Cuper, l'hombre vertical, che da uomo tutto d'un pezzo ora sta gattoni sotto un mare di pasticci ed è finito ad allenare l'Egitto di al-Sisi. Cuper in Italia perse più o meno tutto quello che poteva perdere. Compreso Ronaldo. Fu grazie a una serie di brillanti scelte dell'argentino che convinsero il Fenomeno a lasciare l'Inter per il Real. All'Inter, che anni dopo chiamerà pure Ranieri, Cuper venne esonerato dopo una storica vittoria, sul campo dell'Arsenal, dove mai nessuna squadra italiana aveva fino a quella notte trionfato. Scelte sbilenche, ovvio.  E la seconda esperienza di ClaudiONE a Valencia? Esonerato, per lasciare il posto a Antonio Lopez Habas, un gigante della panchina, che dopo tanto girovagare allena un club indiano. Dove, 17 anni dopo il suo esordio in panchina e dopo aver fatto le scarpe a un paio di allenatori che l'avevano scelto come vice, ha vinto il suo primo titolo nazionale. Che fa aggiunto, per onestà di cronaca, a un sorprendente secondo posto in Copa America, nel 1997, quando il nostro guidava la Bolivia.
Alla Juventus toccò a Ferrara, che se non fosse uno straordinario commentatore televisivo, sarebbe anche un ottimo allenatore, ma che ha comunque più o meno deciso di smettere con le panchine. All'Inter? Via Ranieri ecco Stramaccioni, che dopo la grigia esperienza a Udine è andato ad allenare in Grecia, tra coraggio e esigenza di firmare un contratto di lavoro quando in un Paese che rischiava la bancarotta.

Certo, ci sono delle eccezioni? Una su tutte: al Chelsea, dove al posto di Ranieri arrivò Mourinho, che vinse e molto. Ma quella era un'altra storia, c'erano soldi da spendere e comunque un progetto da seguire. Fu una scelta. Certo, magari c'é chi pensa (come il sottoscritto) che anche Ranieri avrebbe vinto con i soldi messi a disposizione da Abramovich. Sarà per questo che ogni volta che torna a Stamford Bridge l'ultimo re di Roma viene accolto da un'ovazione. Certi tifosi sanno sempre come si fa ad amare.