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Che la natura abbia deciso di presentarci il conto, al cui saldo dovranno purtroppo provvedere i nostri figli e nipoti, pare ormai un evento incontrovertibile. Ieri, mentre Parigi “bruciava” e l’intera Europa soffocava per il calore e l’umidità, in Val D’Isere veniva giù il finimondo di grandine e di bufera. Oggi è attesa una replica al Centro Nord d’Italia. Così gli organizzatori del Tour de France si sono visti obbligati a interrompere la diciannovesima tappa della Grande Boucle.

Probabilmente l’unico posto al mondo dove si sta bene, a temperatura accettabile e ad aria buona, è Bergamo. O comunque l’ufficio nel quale il bergamasco doc Vittorio Feltri, come direttore responsabile, è intento alla confezione quotidiana del suo “Libero". Conosco Feltri da una vita e l’ho sempre stimato come giornalista coraggioso, specialmente quando dirigeva il settimanale “L’Europeo”. Tra le altre cose il fatto che sia un ottimo intenditore di sport e tifoso dell’Atalanta non guasta. Il Feltri di oggi fatico sinceramente a capirlo e man che meno a giustificarlo. Secondo me sta invecchiando molto male.

Ieri, mentre sudavo come un cavallo in piena corsa per i quaranta gradi all’ombra e dopo aver saputo del Tour sospeso, ho pensato proprio a lui. In particolare a quel titolo a nove colonne con il quale “Libero” aveva accolto l’arrivo in Italia della sedicenne svedese Greta Thumberg in una tappa della sua “missione” per la salvaguardia del mondo benedetta persino da Pontefice Francesco. “La rompiballe va dal Papa” era scritto in caratteri cubitali con accanto un poco edificante commento dove la ragazza, peraltro affetta da una sindrome irreversibile, veniva definita “la Gretina” giocando sul suo nome di battesimo. Malgrado l’aria condizionata e le bevande fresche, preparandoci comunque a bufere alternate con la calura e ai disastri che il pianeta si prepara a restituirci. In ogni caso credo si abbia il dovere di ammettere, anche a nome di Feltri, che forse “la Gretina” ha ragione