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Attenzione all’Inter: in poche settimane ha battuto il meglio del presente, il Napoli, e il meglio del passato prossimo, il Milan. In entrambi i casi ha dato una sensazione di inespugnabilità tale da mettere in discussione la forza dell’avversario. Ti vengono i dubbi esistenziali se incontri l’Inter in questo momento. Non è tuttavia un’inespugnabilità assoluta, piuttosto un’inespugnabilità mirata, nel senso che si verifica in particolare contro le big, negli scontri diretti. È questa capacità di far giocare male quelli bravi davvero, tipo Osimhen, Kvara, Leao e Giroud, unita alla facilità di trovare calcio, trovare combinazioni pulite e vincenti. Si sente generosità nell’aria, la si percepisce nelle due fasi. Attenzione all’Inter due volte: oltre agli scontri diretti più recenti, considerate il trend. Se prendiamo le ultime nove giornate di campionato, quindi il periodo che viene dopo la crisetta nerazzurra avvenuta tra la terza e l’ottava giornata, notiamo che da inizio ottobre a oggi soltanto il Napoli ha fatto meglio, e di soli due punti (27 vs 25). Un’accelerata che merita tutta la nostra attenzione. 

PRESSARE FORTE COL 3-5-2 - Un tool tattico che l’Inter utilizza meglio da quando è ripreso il campionato dopo il Mondiale, è il pressing alto. Dal 4 gennaio ha sporcato e confuso la costruzione del Napoli (la squadra col miglior palleggio della Serie A), ha radicalmente inibito quella del Milan in Supercoppa, e ha segnato contro il Monza questo gol qua.



Da uno a dieci quanto sono efficaci queste folate di pressing? Direi che stanno dando parecchio fastidio a chi le incontra. È probabile che la nuova natura del centrocampo nerazzurro supporti meglio questa inclinazione in avanti. Con una mediana più leggera (Calhanoglu per Brozovic, Mkhitaryan e Barella mezzali), l’Inter è diventata più aggressiva, più d’assalto, dopo un periodo iniziale di prudenza (vedi la doppia sfida col Barcellona, esemplare in questo senso). Non c’è più tempo, ora, per lamentarsi di una scelta sbagliata dal compagno, scuotere la testa, alzare le braccia: in mezzo al campo adesso si vola. Non conta più la quantità di chilometri percorsi dal singolo, conta la qualità delle corse, la qualità del movimento del pallone. Ecco perché sostengo che Calhanoglu + Mkhitaryan sono un upgrade rispetto all’Inter di Brozovic. 

SKRINIAR-ACERBI-BASTONI - Ma quanto è stato detto finora sul pressing non sarebbe possibile senza gli accorgimenti difensivi complementari, in particolare sulle transizioni negative. C’è grande attenzione e applicazione da parte di tutti, si sente una squadra che lavora insieme, per ricompattarsi o rimediare a un buco. E poi sono cresciute le prestazioni dei tre centrali, molto probabilmente grazie all’affermazione di Acerbi nel cuore della difesa. De Vrij è stato un problema in avvio di stagione. Adesso l’Inter ha ritrovato tre bei centraloni super applicati, pronti a sbarrare la strada ai fenomeni, anche in condizioni di svantaggio-disordine-estremo pericolo.



Guardate la determinazione con cui la triade nerazzurra si precipita su questo tiro di Leao. La lucidità della scelta di Bastoni, che abbandona Giroud lasciandolo solo a centro area, per uscire a chiudere lo specchio a Leao e portare aiuto ad Acerbi.



LA ‘TREQUARTIZZAZIONE’ DEL CALHA - Una costante dei derby Inzaghi-Pioli, è il fattore ‘uomo in più’ di cui dispone l’Inter in mezzo al campo. Inzaghi se n’è servito in vari modi nei precedenti: dall’inserimento con gol di Brozovic nella partita d’andata (3/9/22), all’inserimento con assist (sempre di Brozovic) in semifinale di Coppa Italia lo scorso anno (19/4/22). Stavolta Inzaghi ha puntato sulla ‘trequartizzazione dinamica’ di Calhanoglu. Scusate per la formula, ma non saprei come definirla meglio.



Le mezzali nerazzurre dilatavano i due interni del Milan Tonali e Bennacer, e Calhanoglu da vertice basso si infilava tra le linee per offrire una giocata da trequartista, ignorato dagli avversari o seguito al massimo da Brahim Diaz.


Ed ecco il risultato di una marcatura siffatta, col riferimento all’uomo della fase difensiva del Milan tanto caro a Pioli che salta per aria (se Tomori segue Dzeko e Theo è appena in ritardo, l’uno-due tra Calha e Darmian diventa un tatticismo ‘imparabile’).



LA NUOVA CENTRALITÀ DI DZEKO - Inoltre stiamo assistendo a una nuova centralità di Dzeko. Questa funzione ‘legante’ da seconda punta atipica si sposa bene col terzetto ipertecnico di centrocampo, garantendo qualità assoluta nella zona più importante del terreno di gioco. Dopodiché ci sono i recenti gol pesanti e, in rifinitura, le sponde che mandano in porta i compagni. Da quelle potenzialmente vincenti: qui sotto quella per Darmian contro il Napoli, con clamoroso errore del quinto di destra.



A quella contro il Milan in Supercoppa, per l’inserimento di Barella nell’azione dell’uno a zero.



QUINTI E RIMESSE LETALI - Infine una coincidenza da segnalare. Tanto contro il Napoli quanto contro il Milan, l’Inter l’ha sbloccata da rimessa laterale. Può sembrare un caso o una battuta, ma forse non lo è poi così tanto se consideriamo il fatto che proprio su rimessa laterale l’Inter può sfruttare con estrema efficacia l’ampiezza del sistema 3-5-2 rispetto a squadre che si contrappongono coi sistemi a quattro (non a caso Napoli e Milan).



È proprio in questi frangenti che gli avversari dell’Inter si schiacciano maggiormente sul lato forte, trascurando il lato debole. Perciò basta portarla di là, e poi attaccare l’area cattivi e in tanti (vedi Supercoppa), oppure con grande intelligenza (vedi Dzeko vs Rrahmani in Inter-Napoli).