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Uno, parole sue, “si tiene stretta la vittoria sporca”; l’altro bagna il debutto con un gol bellissimo e sogna l’azzurro. Di Francesco. Il padre, il figlio. Eusebio, Federico. Certo, i temi forti del pronti-via riportano a Milano padrona (Inter e Milan non vincevano - insieme - alla prima giornata dal 2006-07, quando i rossoneri di Ancelotti superarono la Lazio 2-1 e i nerazzurri di Mancini, che poi avrebbero vinto lo scudetto, si imposero 3-2 a Firenze), alla Juve che continua a dettare la sua legge, al Napoli di Sarri che parte a razzo; ma a noi piace raccontare una storia di famiglia. Quella dei “Difra”.

Per entrambi il campionato è cominciato sotto una buona stella. Dopo un’estate di tormenti e inciampi, con una squadra che non è ancora completa; Di Francesco padre è uscito da Bergamo con la vittoria che serviva alla Roma per placare le tensioni. Non è stata una bella Roma, a salvarla ci ha pensato un’invenzione di Kolarov. C’è molto da fare, quella di Di Francesco è una squadra al momento più debole di quella dell’anno scorso (Rudiger e Salah non si rimpiazzano così facilmente), ma la prova di carattere c’è stata e i tre punti servono ad Eusebio per lavorare con serenità. Piccola parentesi: ma che effetto vi ha fatto vedere Totti incravattato in tribuna, a fianco degli altri dirigenti, impegnato a seguire una partita che - siamo pronti a scommetterci - avrebbe voluto giocare? Noi siamo convinti che un Totti part-time, da 8-10 partite l’anno sarebbe stato comunque utile a Di Francesco; ma questa è un’altra storia…
Federico Di Francesco non è più una promessa, ma sta diventando una certezza. L’altra sera è stato il braccio e la mente del Bologna. Il campionato dell’anno scorso - il primo vero in Serie A - è stato il piedistallo per provare a costruire una carriera all’altezza delle ambizioni. Il gol segnato domenica sera al Dall’Ara conferma la bontà delle qualità di questo esterno d’attacco che sotto l’ala di Donadoni sta continuando a crescere e migliorare. Federico ha segnato al Toro sotto gli occhi di Ventura. La sua prestazione non può essere sfuggita al ct della Nazionale. La rapidità di pensiero e di esecuzione, i tagli in area, i tempi di inserimento, la resistenza fisica, la naturale inclinazione al sacrificio, la facilità di tiro (contro i granata ha tirato tre volte: un gol, un palo, un diagonale fuori di un soffio) con entrambi i piedi: tutte qualità che stanno facendo di Di Francesco figlio un potenziale azzurro. In estate era stato costretto a saltare l’Europeo Under 21 per infortunio, ora è pronto a giocarsi tutte le sue chances per i Mondiali 2018, obiettivo che non ha mai nascosto.
   
I Di Francesco, padre e figlio, sono di fronte ad uno snodo cruciale delle loro rispettive carriere. Eusebio - dopo le buone stagioni col Sassuolo - deve dimostrare di essere un allenatore da grande squadra, a 47 anni non è più un emergente e non è ancora un allenatore di prima fascia. Federico, che di anni ne ha 23, è arrivato ad una stagione della vita che gli impone di decidere da che parte stare. Ha dimostrato che in A può giocare tranquillamente, ora deve fare il salto di qualità. Le potenzialità ci sono, il dna pure.