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Speravamo di più e speravamo di meglio. Perché tre pareggi (Milan, Lazio, Inter) e una stentata vittoria (Napoli), servita sul piatto da un’autorete clamorosa, sono davvero poca cosa per l’avvio della Champions, che l’anno scorso ci vide protagonisti fino all’atto conclusivo. Buon per il Napoli che, di riffa o di raffa - comunque soffrendo e con le solite amnesie di gioco - i tre punti li ha portati a casa e, con il Real Madrid, si candida a giocarsi il primo posto del girone. Ma gli altri, forse con la sola eccezione della Lazio, che ha preso un punto all’Atletico Madrid, teoricamente l’avversario più forte del girone, rischiano di avere un percorso complicato. Per esempio, se Borussia Dortmund e Paris Saint Germain battono entrambi il Newcastle, i due punti persi martedì dal Milan potrebbero essere letali.

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L’Inter - ne sono certo - ce la farà, ma la sconfitta in casa del Benfica, per mano del Salisburgo, non è una buona notizia, anche se lo sembra. Lo sarebbe stato se l’Inter avesse vinto a San Sebastian dove, invece, è stata dominata per 80 minuti su 96. Naturalmente il mio ottimismo (“passano tutte” ho osato scrivere due giorni fa) non può essere guastato dalla prima giornata della competizione. Tuttavia, risultati a parte, siamo stati carenti sul piano della lucidità (Milan), nel numero delle conclusioni (Lazio), nella conduzione della partita (Inter) e nella costruzione della manovra (Napoli). E, forse con l’eccezione della Lazio, nessuno ha affrontato squadre insormontabili. Può darsi che settembre, per le squadre italiane, non sia ancora il mese propizio, ma dalla prossima bisognerà forzatamente raccogliere punti e consenso. L’Europa dei grandi non ci aspetta.