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Sarebbe un grave errore, per il calcio italiano, limitarsi a considerare Real Madrid-Milan di martedì sera solo come una lezione (e che lezione) di calcio. Perché sarebbe il modo migliore per garantirsene numerose altre per il futuro.

Per due anni, la maggioranza del calcio italiano ha trattato Mourinho come un sopravvalutato fanfarone, cui si concedeva di essere grande solo come «comunicatore». Se vinceva il campionato, il merito era di chi aveva allenato prima di lui o di chi gli aveva comprato grandi giocatori. Poi, quando è riuscito nell'impresa di riconsegnare la Champions League all'Inter dopo 45 anni, la spiegazione è stata rapidamente trovata: oltre a essere un grande comunicatore, evidentemente l'allenatore portoghese doveva essere un grande motivatore. (...)

Perciò, dopo la disfatta rossonera al Bernabeu, forse è il caso di iniziare a guardare a Mourinho in un altro - e più sensato - modo. Adesso che se n'è andato dovrebbe essere più semplice dimenticare che squadra allenava, le polemiche che si è lasciato dietro (a volte - certo - create da lui stesso) e le forti passioni contrapposte che ha suscitato, per iniziare (finalmente) a fare quello che si fa con i fuoriclasse: studiarli, per imparare. Perché quello intravisto al Bernabeu martedì sera assomiglia molto al miglior calcio del presente, e a quello del futuro. Che poi era quello che diceva Ibra del gioco del Barcellona, prima di andarci. Poi, scontento e incompreso, è tornato in Italia, e a Madrid è stato fra i peggiori. Anche questo potrebbe voler dire qualcosa.