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La Roma non è una società mangia-allenatori, per usare una terminologia un po’ datata ma ancora efficace. La Roma va oltre, i tecnici se li divora, in senso letterale. Lo faceva Pallotta, l’italiano d’America; potrebbe ripetersi Friedkin, l’americano e basta. Non appena c’è una difficoltà, all’interno del club giallorosso - e attorno a questo - si scarica l’uomo che sta in panchina come se fosse un incapace, un sopravvalutato, il responsabile di ogni male. Del resto è più facile cacciare lui che ammettere di non avere una squadra all’altezza delle ambizioni coltivate dal club, spesso esagerate rispetto al valore dell’organico. E non è solo più facile, ma anche più conveniente: se riconosci di non avere giocatori di qualità, per comprarne di nuovi devi spendere cifre importanti; se dai la colpa all’allenatore, licenzi lui e hai solo il problema di pagargli l’ingaggio. 

La Roma ha scaricato come fossero ferri vecchi prima Garcia, colui che ha rilanciato il sogno della grande sfida alla Juve, e poi Di Francesco, che ha guidato i giallorossi a una storica semifinale di Champions dopo un’epica rimonta sul Barcellona. Diverso il discorso di Spalletti, che ha deciso di andarsene all'Inter di sua volontà. Ora è la volta di Fonseca

Fonseca ha in mano una buona squadra, che nei pronostici di inizio campionato era considerata generalmente inferiore a Juve, Inter e Napoli e forse anche all’Atalanta e più o meno al livello del Milan e della Lazio. Una formazione da quinto, sesto o settimo posto, insomma, alla quale i Friedkin hanno imposto un obiettivo più alto: la Champions. Adesso, con Juve-Napoli da recuperare, la Roma è terza avendo conquistato 35 punti (uno lo ha perso per il pasticcio regolamentare di Verona con Diawara): davanti ha solo Milan e Inter. Eppure attorno a Fonseca si respira un’aria da tregenda, come se stesse lottando per la salvezza con poche possibilità di riuscita. 
La Roma ha perso malissimo il derby, si è fatta eliminare dallo Spezia in Coppa Italia e, soprattutto, in questa gara ha commesso un nuovo e molto grave errore regolamentare sostituendo il sesto calciatore senza poterlo fare. Uno sbaglio, quest’ultimo, che la stessa società ha attribuito al team manager, licenziandolo, e non a Fonseca. E allora com’è possibile che un allenatore terzo in classifica - e qualificato in Europa League - possa essere sottoposto a questo stillicidio, esterno e soprattutto interno alla Roma? Tutto per due partite perse, sebbene in modo clamoroso? 

In attesa di una risposta che non arriverà, la sensazione è che il futuro di Fonseca sia segnato: al prossimo passo falso, salterà. E si cercherà di portare in giallorosso Allegri. Se poi le cose non andranno bene per qualche partita, divoreranno anche lui

@steagresti