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Derby alla Roma, con 50 minuti di grande calcio, da squadra vera. Primo gol al 42' del primo tempo con Mkhitaryan, raddoppio di Pedro al 33' della ripresa, dalla prima alla seconda rete e fino alla fine è stato un dominio dei giallorossi, la Lazio in quei 50' è stata spazzata via. Il risultato dell’Olimpico ha tolto definitivamente la squadra di Inzaghi dalla corsa per la Champions e ha consolidato il settimo posto per la Roma. Che da questo derby è uscita con buone notizie anche per il futuro, grazie alle prestazioni del giovane portiere Fuzato e del giovanissimo centrocampista Darboe.

UN TEMPO DI LAZIO - Nei primi 45' non è stato un derby da urlo, tutt’altro, ma la Lazio lo ha tenuto in piedi meglio della Roma, giocando con più velocità e arrivando alla conclusione con più frequenza e pericolosità. Nei primi 40', la squadra di Fonseca non aveva mai tirato nello specchio della porta e l’unico tentativo di testa di Dzeko si era spento sul fondo. La Lazio, al contrario, aveva costruito tre nitide occasioni da gol, la prima sull’asse Lazzari-Luis Alberto (fantastico e decisivo anticipo di Karsdorp), la seconda ancora con Luis Alberto su assist di Milinkovic (paratona di Fuzato), la terza con gli stessi protagonisti ma a ruoli invertiti, cioè con Milinkovic su splendido assist di Luis Alberto (pallonetto alto davanti a Fuzato). Non aver sfruttato quelle occasioni è stato il grande e imperdonabile errore della Lazio.

IL GUIZZO DI DZEKO - Alla Roma è bastato un attacco fatto bene, il primo dei primi 45', per passare in vantaggio. L’azione è cominciata da un errore di Immobile, palla recuperata da Mancini, toccata per Bruno Peres e da quel momento azione travolgente con El Shaarawy che ha fatto saltare Marusic, con Dzeko che si è liberato di forza, di astuzia e di classe di Acerbi, assist per Mkhitaryan che ha bruciato Radu e segnato. Da quel gol cambierà tutta la partita.

VELOCITA’ LAZIO - Fino a quel momento il derby si era sviluppato in modo molto chiaro. Per arrivare sul fronte offensivo alla Roma serviva un lungo fraseggio, nel quale non venivano quasi mai coinvolti i due esterni, che invece saranno protagonisti nell’azione dell’1-0. La Lazio era molto più sbrigativa, con i lanci spesso precisi di Acerbi per Lazzari che aveva il compito di puntare Bruno Peres, ammonito dopo appena un quarto d’ora proprio per un fallo su Lazzari e dunque condizionato nei suoi interventi difensivi. Se Luis Alberto e Milinkovic davano qualità alla manovra laziale, lo stesso non si può dire dei due attaccanti, Immobile e Muriqi che all’ultimo momento aveva preso il posto di Correa, fuori per un problema muscolare al polpaccio. Ma certo, Inzaghi non poteva lamentarsi per le assenze di fronte a Fonseca a cui mancavano Veretout, Spinazzola, Smalling, Zaniolo e Pau Lopez e dopo mezz’ora ha perso, per un altro infortunio muscolare, anche Ibanez (è entrato Kumbulla). Tante assenze hanno creato qualche problema nella costruzione della manovra per la quale Fonseca aveva scelto il giovanissimo Darboe accanto a Cristante.

CRESCITA ROMA - Ovviamente nell’intervallo Fonseca ha tolto Bruno Peres per mettere Santon, ma il vantaggio della...fedina penale pulita si è annullato dopo meno di 2' per l’ammonizione che lo stesso Santon ha preso per un fallo sempre su Lazzari. La Lazio avrebbe potuto proseguire nell’attacco sulla fascia destra. In realtà, è stata la Roma ad attaccare, aumentando il ritmo e la qualità delle giocate attraverso Pellegrini, ora ben dentro alla manovra dei giallorossi. La Lazio si è fatta da parte, non aveva gambe, non aveva idee, la Roma se n’è accorta e ha preso il comando del gioco grazie anche a Dzeko, sempre più incisivo. Cristante ha avuto sul destro la palla del 2-0, ma l’ha messa oltre la traversa. Il tecnico laziale è intervenuto cambiando la squadra con Luiz Felipe per Lulic, Andreas Pereira per Muriqi e con Marusic spostato nel suo ruolo naturale, quello di esterno. Pereira, più agile di Muriqi, doveva servire per dare vivacità alla fase finale dell’azione. Giuste le intenzioni, deprimenti i risultati. E’ stata ancora la Roma a farsi pericolosa con Dzeko.

IL GIOIELLO DI PEDRO - Poco prima della mezz’ora, El Shaarawy e Pellegrini sono usciti perché neppure loro erano al meglio sul piano fisico, sono entrati Pedro e Villar. Inzaghi ha spinto ancora sull’attacco con Caicedo e Fares per Radu e Marusic e difesa a quattro. Ma la Lazio era spenta, a differenza della Roma che in questo secondo tempo sembrava incontenibile. Il 2-0 dei giallorossi è stato un gioiello di Pedro che sulla trequarti si è liberato di Milinkovic, ha puntato Acerbi, qualche metro fuori area si è spostato la palla sul sinistro e ha fatto schioccare una frustata nell’angolino. Acerbi, che stava vivendo una notte da incubo di fronte a Dzeko, è stato ammonito una seconda volta, e sempre per un fallo sull’incontenibile bosniaco, al 42'. In dieci, la Lazio ha lasciato lì anche le sue ultime vaghissime speranze. La Roma dominava: la cattiveria, la rabbia, la velocità che spesso sono mancate alla squadra in questa stagione sono riaffiorate in modo prepotente nell’ultimo derby di Fonseca. Un bel modo di salutare per un allenatore di stile come il portoghese.



IL TABELLINO

Roma-Lazio 2-0 (primo tempo 1-0)

Marcatori: 
43' Mkhitaryan, 78' Pedro

Assist: 43' Dzeko

Roma (4-2-3-1) : Fuzato; Karsdorp, Mancini, Ibanez (37' Kumbulla), Bruno Peres (45' Santon); Darboe, Cristante; Mkhitaryan, Pellegrini (70' Villar), El Shaarawy (70' Pedro); Dzeko (82' Mayoral). All.: Fonseca.

Lazio (3-5-2): Reina; Marusic (72' Fares), Acerbi, Radu (72' Caicedo); Lazzari, Milinkovic-Savic (84' Akpa Akpro), Leiva, Luis Alberto, Lulic; Muriqi, Immobile. All.: S. Inzaghi.

Espulsi: Acerbi all'87

Ammoniti: Peres, Santon

Arbitro: Pairetto