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Non sempre il mercato dà immediatamente i suoi frutti. E non sempre le cifre spese in sede di trattative si rivelano poi corrette in campo. Probabilmente lo hanno pensato ad inizio stagione i più scettici: faceva strano, in effetti, vedere i 45 milioni di Nicolò Barella relegati in panchina. Subentrato contro Lecce e Cagliari, sostituito al 45' contro l'Udinese. In contemporanea, l'avvio super di Stefano Sensi: pagato meno, ma già punto fermo dell'Inter di Conte. Poi, però, ecco la settimana della svolta per Nicolò. Ha soccorso un'Inter in difficoltà - facendo fede al suo cognome - con un gol all'esordio in Champions e ha timbrato il suo primo derby della carriera con una prestazione decisamente convincente.

DERBY DA LEADER - Schierato titolare al posto di Vecino, Barella ha unito qualità e quantità in una gara difficile ma interpretata al meglio in ambo le fasi. Ha corso per tre, ha messo la museruola a Calhanoglu e ha riempito ogni spazio, dimostrando di meritarsi la fiducia di Conte e mettendo in campo quelle doti che avevano convinto Marotta ad un investimento significativo. I 14 palloni recuperati non esauriscono il racconto di una prestazione più che convincente, ma aiutano a capire quanto - nel nuovo scacchiere nerazzurro - l'ex Cagliari sia determinante. Ciliegina sulla torta è l'ottimo assist per la testa di Lukaku, che sovrastando Romagnoli ha definitivamente chiuso il derby.

RIFLETTORI SU DI LUI - Barella, ora, si riscopre protagonista: l'ombra di Sensi non lo oscura più. Anzi, insieme al compagno di reparto è pronto a trascinare l'Inter e, in estate, l'Italia in versione Europeo. È stata la settimana di Nicolò, in un vortice di emozioni e soddisfazioni. L'Inter lo ha aspettato, lui si è fatto trovare al momento giusto. E quei 45 milioni, visti ora, profumano di scelta azzeccata.