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Quello dell'allenatore non è un mestiere per tutti, anzi direi proprio per pochi. Sei il primo a pagare quando le cose vanno male e l'ultimo a riscuotere quando invece vanno bene. Ai bravi dicono che influiscono al massimo per il venti per cento sull'andamento di una squadra. E' indubbiamente roba per uomini soli, perché bisogna scegliere e quando si sceglie si finisce inevitabilmente per scontentare qualcuno, quindi bisogna saper anche dire no quando è il momento giusto, e questo, nel calcio come nella vita, in pochi sanno farlo; probabilmente solo i veri uomini. La classifica che leggerete probabilmente non metterà d'accordo nessuno. Troppi sono infatti i nomi eccellenti rimasti esclusi da questa Top Ten, ma quelli che ci sono, sono indiscutibili. C'è chi ha vinto più di tutti, c'è chi ha inventato calcio o addirittura il calcio in qualche caso. C'è poi chi ha rivoluzionato un modo di pensare o ha vinto in modo inaspettato e clamoroso. Di sicuro stiamo parlando di 10 allenatori che per un motivo o per l'altro non saranno mai dimenticati da nessuno.

10 Guardiola: c'è già anche lui in questa Top Ten, e non poteva essere altrimenti visto che stiamo parlando del profeta che ha portato allo stadio più avanzato – secondo alcuni quello finale - il calcio totale. Il gioco del catalano, è infernale e scientifico allo stesso tempo, ma non cosi spettacolare come il tifoso medio crede. Parliamo infatti di un gioco ossessivo, basato sul continuo possesso palla e sull'eliminazione di principi cardine del calcio come il cross e il centravanti, anche se nella sua parentesi al Bayern ha mostrato dei ripensamenti in questi anni, e meno male...Pep Guardiola appartiene alla categoria degli integralisti, ma a differenza di altri sa rinnovarsi e trovare alternative. Anche lui però, come tutti gli integralisti vorrebbe eliminare quella componente di casualità presente nel calcio come in tutte le cose della vita, ma purtroppo per lui e per fortuna degli altri, questo è impossibile. L'uomo sembra pacifico e tranquillo, sembra...perché in realtà non lo è affatto, visto che parliamo di un tipo che se fosse legale l'omicidio, si dedicherebbe allo studio di questo, se non anche alla pratica; basta guardare quei suoi occhietti piccoli e taglienti per capire di che pasta è fatto. Ma al di la di questo siamo in presenza del mister che sta aprendo nuove frontiere anche alla tecnica individuale e soprattutto al gioco senza palla. Se non cadrà nel culto di se stesso come altri suoi colleghi, allora potrà continuare ancora per qualche anno, ma non per troppo, perché gli integralisti come lui, alla fine si svuotano sempre.


9 Sacchi: secondo la UEFA , il suo Milan è la squadra migliore di sempre, e la cosa ci può stare eccome. Secondo lui, il migliore allenatore di sempre è stato... proprio lui. Arrigo Sacchi da Fusignano, non ha mai peccato di scarsa autostima, anzi, semmai il contrario. Quando arrivò ai rossoneri, i giornalisti gli fecero notare che non era stato un calciatore professionista e lui rispose dicendo: “Non sapevo che per essere un bravo fantino, devi prima essere stato un cavallo”, risposta brillante, ma opinabile. Di Sacchi si possono dire tante cose, ma non si può mai dimenticare che è stato colui che ha cambiato per sempre la mentalità del calcio Italiano, introducendo nel nostro campionato una variante spettacolare e maniacale di quel calcio totale al quale i nostri stadi, da sempre avevano sbarrato i tornelli d'accesso. Agli interpreti ha sempre preferito lo spartito (cioè se stesso), e questo in qualche caso lo ha portato ad avere delle frizioni con tipi come Baggio e Van Basten. La sua forza coincideva con il suo limite, ovvero nell'essere un integralista fanatico dei dettagli, una caratteristica che lo ha portato a bruciare in un'unica vampata di gloria tutto il suo talento di allenatore visionario. Sacchi resta comunque al di la di tutto, colui che ha dimostrato che anche in Italia è possibile fare spettacolo, incredibile ma vero.


8 Lattek: ovviamente lui non poteva mancare in questa speciale classifica. Parliamo infatti del tecnico più vincente nella storia del calcio tedesco, con 15 trofei. Il primo in assoluto a vincere tutte e tre le coppe europee, ma con un ulteriore record, e cioè quello di averle conquistate con tre squadre diverse: Bayern (coppa dei campioni), Barcellona (coppa delle coppe) e Borussia Monchengladbach (coppa UEFA). Udo Lattek oltre che un vincente di razza, era anche un carismatico che sapeva mettere pressione ai suoi avversari e agli arbitri, quasi un Mourinho ante litteram, ma con un gioco ben più convincente di quello espresso dal portoghese. E' stato senza ombra di dubbio l'allenatore più importante nella storia della Germania, anche in virtù del fatto che il suo primo Bayern campione d'Europa, costitui l'ossatura della nazionale che seppe imporsi in finale di coppa del mondo contro la più quotata Arancia meccanica di Rinus Michels. Impressionante poi la quantità di fuoriclasse passati sotto la sua gestione, tra tutti, spiccano nomi come Beckenbauer, Muller, Matthaus e Maradona.


7 Lippi: non era il più tattico, non era il più duro e non era neanche un inventore di filosofie calcistiche. Era semplicemente Lippi, ovvero il primo allenatore nella storia a vincere sia la coppa dei campioni che la coppa del mondo, a fare quattro stagioni di coppe europee arrivando sempre in finale (record italiano). Lui è l'esatto contrario degli integralisti del calcio, non ha mai avuto uno schema totem o una filosofia di gioco ben precisa. L'unica cosa che gli interessava era vincere, se poi lo si faceva regalando spettacolo.. ok, altrimenti pazienza: andava bene lo stesso. Lippi in un certo senso è stato l'evoluzione di Trapattoni. Rispetto al Trap era più abile nella lettura tattica, lo era di meno invece rispetto a Capello. Ma a differenza del friulano (che ha fallito le sue esperienze in nazionale) si è dimostrato poi migliore nel gestire uomini e spogliatoi, Avrebbe potuto e dovuto vincere almeno una coppa dei campioni in più, ma si è rifatto alla grande con un mondiale grandioso e inaspettato. Lippi è uno di quelli che ha fatto fruttare fino all'ultima goccia il talento dei suoi giocatori. Forse, in qualche caso, ne ha ricavato anche qualcosa di più, rispetto alle aspettative iniziali e questa è una cosa tipica dei grandi allenatori.


6 Ancelotti : Carletto nasce da una costola di Sacchi, ma negli anni ha superato il suo mentore di Fusignano. Ancelotti infatti nei primi anni della sua carriera è un fanatico integralista, uno che vende Zola e che non vuole Baggio e che per un certo periodo abolisce il ruolo del trequartista in Italia. Ma col tempo, certe sue spigolosità svaniscono e dopo qualche delusione di troppo, che aveva portato qualcuno a definirlo un perdente di successo sul finire del 2000, Carletto trova la sua strada al Milan, e li fa delle invenzioni geniali, come l'albero di natale con Pirlo davanti alla difesa. Da allora in poi è stata una lunga cavalcata gloriosa che lo ha portato a vincere tutto e di più con Milan, Chelsea, PSG e Real Madrid. Ha eguagliato il record di 3 coppe campioni vinte da Bob Paisley, ed è candidato a superarlo visto che dall'anno prossimo allenerà un'altra corazzata come il Bayern. Ancelotti è un allenatore che nel corso degli anni ha sempre saputo adattarsi alla squadra e ai giocatori che aveva a disposizione, regalando sempre, emozioni, gioco e spettacolo, il tutto gestendo una lunga teoria di fuoriclasse, dai quali peraltro è stato sempre, non solo rispettato, ma addirittura amato. Attualmente, molti lo considerano il numero uno al mondo e se continua cosi ha buone probabilità di diventare il migliore di sempre.


5 Ferguson: Sir Alex Ferguson è colui che ha fatto resuscitare il Man.Utd, un'impresa a dir poco unica nella storia del calcio mondiale, visto che i Red Devils per il calcio inglese erano diventati solo una nobile decaduta dal passato leggendario ma ormai remoto. Con lui lo United ha triplicato i propri campionati e le proprie coppe dei campioni, ed è diventato l'unico club campione del mondo tra le squadre di sua Maestà la regina. Da solo, lo Scozzese è riuscito a vincere 50 trofei, più di tanti club gloriosi. Ferguson è stato per ben 27 anni consecutivi l'allenatore del club più importante del calcio Inglese. La sua grandezza è stata soprattutto quella di ritrovare sempre dei nuovi stimoli alla fine di ogni grande ciclo, infatti è stato forse l'unico allenatore nella storia del calcio a non farsi logorare dalle vittorie, visto che nel suo periodo allo United ha avuto 3 grandi cicli vittoriosi. Questo dimostra che allenava per il puro gusto di farlo e non solo per la gloria personale. Scopritore di talenti, gestore di campioni, stratega di alto livello, lo Scozzese mancherà molto ai diavoli rossi, che infatti da quando se ne è andato, non hanno ancora alzato un trofeo.


4 Clough: antipatico come pochi, al limite dell'odioso, politicamente scorretto e tremendamente arrogante. Insomma umanamente parlando non si presentava bene Bryan Clough, tanto che al suo primo giorno nella sede sociale del Leeds, pretendeva che fossero bruciate le fotografie e i mobili lasciati dal suo predecessore Don Reeve, senza essere accontentato ovviamente. La sua esperienza al Leeds fu un fallimento al limite del traumatico, ma proprio da quella grande delusione, insieme al suo vice Peter Taylor (figura defilata ma fondamentale), trovò la forza per creare la sua leggendaria carriera di allenatore. Vinse infatti con due squadre piccole, anzi piccolissime (Derby County e Nottingham Forest), portando nella bacheca di questi due club il loro primo storico titolo di campione d'Inghilterra. Ma nel caso del Nottingham fece anche di più, perché riusci a vincere due coppe dei campioni consecutive. Era un personaggio scomodo e per certi versi anche assurdo, però riusciva a motivare i propri uomini come pochi altri, e da questi riusciva a ricavare più del massimo delle loro possibilità. Non amava noi italiani, celebre una sua frase negli spogliatoi del vecchio comunale in una semifinale di andata di coppa campioni contro la Juve, quando ebbe a dire:“ Fucking Italian bastards”, parole che non ritrattò mai. Non amava il gioco aereo, e in questo era veramente poco inglese, tanto che una volta disse:“ Se Dio avesse voluto che giocassimo tra le nuvole, allora avrebbe dovuto mettere l'erba lassù”. Nonostante tutto: il più grande tecnico che abbia mai avuto il calcio Inglese.


3 Happel: era soprannominato “il tiranno”e, in effetti il nomignolo gli calzava a pennello, visto che stiamo parlando dell'allenatore che ha praticamente inventato lo stereotipo del sergente di ferro duro e inflessibile. L'Austriaco Happel pareva la reincarnazione di qualche grande generale della storia, infatti le sue squadre non giocavano a calcio, ma andavano a fare la guerra. La sua caratteristica principale era quella di studiare l'avversario e trovare sempre la contromisura tattica che lo avrebbe neutralizzato. Praticava un calcio cinico e raffinatissimo, a meta tra quello totale e quello italiano. Le sue squadre infatti erano dotate della sincronia perfetta del calcio totale, tremendamente aggressive, ma con pochi fronzoli. Praticavano un pressing arcigno e appena entravano in possesso della palla verticalizzavano nella maniera tipica del contropiede all'italiana. Vinse due coppe dei campioni e tutto quello che c'era da vincere con il Feyenoord e l'Amburgo, creando praticamente dal nulla la storia di questi due club. Per noi Italiani fu un'autentica bestia nera, visto che le nostre squadre con lui le hanno sempre buscate di santa ragione, persino due santoni come Trapattoni e Bearzot, riuscirono a capirci poco e niente contro di lui. Partiva sempre da sfavorito, ma alla fine - salvo rarissime occasioni - riusciva immancabilmente a ribaltare il pronostico e a vincere,


2 Michels: prima di lui, l'Olanda voleva il calcio, senza poterlo avere; allora lui regalò l'Olanda al calcio. Rinus Michels è il classico esempio di colui che risolve problemi, guardando la questione da una prospettiva diversa. Il suo Total Voetbal è una strana alchimia utopica che a un certo punto diventa realtà grazie all'incredibile combinazione di uomini, mentalità, tattica e preparazione atletica. Il suo calcio è totale perché richiedeva la totalità dei suoi interpreti, la totale capacità di sacrificio e abnegazione dal punto di vista mentale, atletico e anche spirituale se vogliamo. Diceva ai suoi che dovevano essere concentrati dal primo all'ultimo minuto, come i piloti di F1 che rischiano la pelle, perché sarebbe bastata una mezza distrazione per avere un incidente e perdere la vita. Lui voleva qualcosa del genere applicato ad un contesto molto meno drammatico come quello di una partita di calcio. Forse in realtà, non sapeva neanche lui quello che voleva ottenere. Ma il risultato finale delle sue arcane ispirazioni e dei suoi propositi, è stato qualcosa che ha cambiato per sempre la storia del calcio, un apertura verso un tipo di gioco che oggi forse sta producendo delle esasperazioni, ma che rimarrà comunque fonte di ispirazione eterna per tutti coloro che vorranno fare calcio offensivo.


1 Chapman: ci sono allenatori da almanacco, capaci di vincere tutto per poi finire inesorabilmente nel dimenticatoio e poi ci sono allenatori che hanno vinto, ma sono passati alla storia soprattutto per aver regalato evoluzione allo stato puro allo sport. Alla seconda categoria appartiene l'Inglese Chapman, ovvero l'uomo che ha traghettato il calcio dalla fase pionieristica e amatoriale a quella professionistica. Lui infatti fu l'inventore della mezzaluna a ridosso dell'area di rigore e dei numeri sulle maglie per distinguere i calciatori, inoltre convinse la F.A. Inglese all'introduzione dell'illuminazione sui campi per poter svolgere le partite in notturna. Inventò il modulo WM e creò la difesa moderna per evitare le goleade che scaturirono dalla modifica della regola del fuorigioco, che per un certo periodo favori in maniera abnorme il gioco d'attacco. Portò alla vittoria l'Arsenal, facendo diventare i gunners il club simbolo degli anni 30 con un gioco moderno e spettacolare che sarebbe passato alla storia. Gestiva i suoi giocatori con gentilezza, usando più la carota che il bastone, basando quindi il suo successo non sul timore di se, ma sulla motivazione che riusciva a dare ai suoi uomini, parlando o addirittura confidandosi e chiedendo loro consigli nei momenti opportuni; da un suggerimento del suo capitano Charlie Buchan - che lui seppe cogliere al volo - nacque il concetto di difesa moderna. Per tutte queste cose e per molte altre, probabilmente può essere considerato come il Brunelleschi del calcio, visto che ha regalato a quest'ultimo una vera e propria nuova prospettiva. Il calcio come lo conosciamo oggi lo dobbiamo in larga parte a lui.

LA CLASSIFICA:

1 Chapman (Inghilterra)
2 Michels (Olanda)
3 Happel (Austria)
4 Clough (Inghilterra)
5 Ferguson (Scozia)
6 Ancelotti (Italia)
7 Lippi (Italia)
8 Lattek (Germania)
9 Sacchi (Italia)

10 Guardiola (Spagna)

@Dragomironero