105
Siamo di più e ci facciamo sentire. Ma non quanto dovremmo. L’Italia del tifo, ai punti, sta perdendo la sua personale sfida sugli spalti contro una Turchia in inferiorità numerica, che sta vendendo cara la pelle e al riposo merita di essere avanti. Tutto questo grazie al cuore infinito dei suoi supporters, circa 3 mila dei 16 mila che hanno avuto la fortuna di assistere alla gara inaugurale di Euro 2020. Si sono presi la scena per le vie di Roma, durante la giornata tra Fori Imperiali e Piazza del Popolo, e nel prepartita, al grido di Shalalalalalaaaa ooooo Tüüüürkiyeeee. Pochi, ma molto rumorosi. Più dei nostri, che sono di più ma non sembra. La macchia rossa ha preso possesso di parte della Curva Nord, accendendosi al momento dell’ingresso in campo delle squadre, quando lo speaker ha fatto i nomi di Calhanoglu e Gunes e durante l’inno, cantato a squarciagola. Fischiando ogni azione, ogni tentativo di manovra degli Azzurri.
CALCIO? NO, TEATRO - Gli azzurri sugli spalti stanno facendo fatica, più di quelli di Mancini. Qualche folata, tra un Popopopo (che di accompagna dal Mondiale del 2006) e un Italia, Italia, Italia. Troppo poco. Da una tifoseria che non vede giocare i propri beniamini nella fase finale di un torneo importante da oltre 1800 giorni,  che ha la fortuna di incitarli, supportarli, sostenerli da vicino, che torna allo stadio dopo oltre un anno davanti alla tv ci aspettavano, di più molto di più. Siamo italiani, abbiamo cuore e passione, non lo stiamo dimostrando. Quando non si sentono i turchi, a tratti, sembra di essere a teatro. Altro che dodicesimo uomo in campo. Altro che notti magiche.