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Se non è stata una vittoria del Sarrismo, Juve-Inter è stata certamente una vittoria di Maurizio Sarri. Dalle scelte di formazione al piano-gara, il gioco, i cambi, insomma tutto. Non sono per niente d’accordo con Di Canio, il quale a commento della partita al Club di sky avrebbe detto: “Ho visto la sostanza e il possesso della Juve di Allegri”. Un trucchetto che non sta molto in piedi, quello di voler ricondurre sempre il meglio e il buono al caro vecchio Max, sminuendo così i meriti evidenti del Comandante. Della serie: quando perde è colpa sua, quando vince è perché ha rispettato di più il DNA bianconero, ripassando la lezione del suo antitetico predecessore. Proviamo allora a ripercorrere insieme gli elementi chiave del derby d’Italia. Dove sta la mano di Sarri?   
 
FUORI DYBALA E PJANIC – Intanto nella formazione, nelle scelte di partenza. Fuori Chiellini (non era scontato), ma soprattutto fuori Dybala e Pjanic. Nel caso dell’argentino, pura strategia, vedremo perché. Quanto al bosniaco invece, una bocciatura dettata dal ‘momento no’ che stava attraversando Miralem. Bastava osservare attentamente l’ottavo di andata col Lione; dallo spostamento di Bentancur in cabina di regia, la Juve aveva ripreso a giocare seriamente. Dunque era già scritto nell’ultima prestazione dei bianconeri (una scelta dunque tutt’altro che sorprendente), serviva solo coraggio e capacità d’analisi. E Douglas Costa dall’inizio? Il brasiliano, oltre a tenere occupato e basso Young, andando a comporre il tridente del 4-3-3 col Pipita e CR7, aveva anche un importante compito difensivo, scendere a coprire al fianco di Ramsey e insidiare la costruzione di Bastoni (molto cercato dai nerazzurri). Nell’arco della stessa partita, per non rinunciare alla qualità, Sarri ha chiesto questo lavoro dispendioso a ben tre giocatori. Prima Douglas, poi Dybala e infine Bernardeschi. Ribadisco il concetto: per non rinunciare alla qualità!  



LA MEZZALA CHE SERVIVA – Ma Juve-Inter è stata anche la partita di Ramsey. Spostare Bentancur a fare il vertice basso significava creare un’esca per la pressione di Conte. Più bravo a lavorare nell’ombra che Pjanic, l’uruguaiano ha dovuto sopportare per tutta la partita la marcatura di Brozovic. E specialmente nel primo tempo non ha toccato tantissimi palloni. Questo avrebbe neutralizzato la Juve, se in campo ci fosse stato Pjanic al suo posto. Invece Rodrigo ha saputo pazientare e rimanere lucido le volte che doveva gestire un pallone complicato. Ma, dicevo, è stata la presenza di Ramsey a risolvere il palleggio dei bianconeri. Con lui, Sarri si augura di aver trovato finalmente la mezzala tecnica e d’inserimento che gli serviva tanto. E ora che ha raggiunto la giusta condizione, Ramsey si è rivelato realmente decisivo in quel ruolo. Non solo per il gol e l’assist, ma anche per l’aiuto fondamentale in costruzione e nella funzione di raccordo tra i reparti. Ecco una posizione strategica che faceva saltare la pressione di Conte. Il ritardo di Bastoni fotografa l’atteggiamento conservatore della linea difensiva dell’Inter.     



Ecco qui sotto ancora Ramsey, stavolta nella ripresa, offrire una linea di passaggio raffinatissima al terzino opposto Alex Sandro. Insomma, non è perché ha giocato Matuidi a sinistra che si deve parlare per forza di Allegri…



Volete un’altra differenza emblematica tra l’era Sarri e l’era Allegri? La tipologia di cross preferito. In occasione del vantaggio bianconero abbiamo assistito a un inserimento caratteristico di Matuidi, completato da un cross basso, forte e rasoterra. Dove sono finiti quelli che sostenevano l’imprescindibilità, l’incedibilità di Mandzukic? Quelli che CR7 ha bisogno della spalla? La Juve, a differenza dello scorso anno, sia all’andata che al ritorno ha vinto il derby d’Italia strameritando.   



DYBALA DOPO IL VANTAGGIO – Ma torniamo al piano-gara di Sarri, al cambio sorprendente Douglas-Dybala avvenuto poco dopo il vantaggio bianconero. Con l’ingresso della Joya la Juve si è sbilanciata se possibile ancora di più. Incredibile non cogliere la sostanza Sarrista di questo cambio. Infatti anziché indietreggiare e subire la reazione dell’Inter, la Juventus ha legittimato il vantaggio giocando il miglior calcio della partita. Come se Sarri avesse scelto di schierare in campo il suo diamante per infierire, sfruttando i famigerati cali dell’Inter nei secondi tempi, di cui vi ho sempre parlato su questa rubrica (a partire da Borussia Dortmud-Inter). E al 67’ è arrivata la magia.  

La Juve ha vinto perché ha più fenomeni? Se volete, continuate a metterla così. Non è sbagliato di per sé. Vi pregherei di notare tuttavia il motivo dello svuotamento dell’attacco nell’azione del gol di Dybala. Un cavallo di battaglia di molti anti-Sarri. È il solito Ramsey, l’uomo che riesce a garantire l’appoggio a Dybala nell’azione del gol. L’uomo più avanzato. Pur giocando con Higuain e CR7, la Juve (specialmente con Dybala in campo) non ha dato punti di riferimento alla difesa nerazzurra. E ha segnato il raddoppio.



Notevole il tocchetto di Ramsey che manda in porta Dybala.



BERNARDESCHI – Come dicevamo, nel piano-gara di Sarri è entrato anche Bernardeschi, per evitare il possibile assedio finale dell’Inter. Tre giocatori per un ruolo. Non potendo Dybala giocare da esterno nel tridente per troppo tempo, Sarri ha scelto di schierarlo lì nel momento decisivo della partita, per poi spostarlo in attacco nel finale, dall’ ottantesimo in avanti. Serviva di nuovo gamba lungo la fascia: ed ecco Bernardeschi per completare l’opera.  



BONUCCI E DE LIGT – Ma di tutto ciò non si sarebbe potuto parlare senza lo strepitoso lavoro difensivo dei centrali bianconeri. Bonucci e De Ligt hanno letteralmente neutralizzato Lautaro e Lukaku. In particolare Bonucci, che ha vinto 11 dei 12 duelli ingaggiati con l’ex Manchester United. La Juve ha così potuto applicare (anche se non sempre benissimo) la riaggressione alta che tanto piace al Comandante. E sulle palle lunghe calciate dai difensori di Conte, gli anticipi dei due centrali bianconeri sono stati fondamentali.   



Ne mostro uno su tutti. In quest’ultima immagine si coglie anche tutta la differenza di atteggiamento tra la difesa bianconera e quella dell’Inter. I centrali della Juve hanno accettato l’uno contro uno in zone di campo molto alte, mentre quelli dell’Inter preferivano scappare a rintanarsi in area in gran numero. Come se la quantità fosse sempre una garanzia.