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Alla faccia della spensieratezza chiesta da Simone Inzaghi alla Lazio per affrontare la corazzata Bayern. I suoi ragazzi l'hanno proprio preso in parola, anche troppo. I campioni tedeschi di tutto alla fine hanno passeggiato comodi comodi sulle maglie biancocelesti. Tre gol dei bavaresi già nel primo tempo, finale 4-1 con parziale riscatto laziale perlomeno sul piano del coraggio e gol della bandiera siglato da Correa. Purtroppo gara e risultato erano finiti nel frigo bavarese fin dai primi 45’ (gol di Lewandowski, Musiala e Coman) e la ripresa è stata in gran parte accademia. Squadre più lunghe e larghi spazi su entrambi i fronti per colpire. Subito la quaterna tedesca, una sfortunata autorete di Acerbi in anticipo disperato su Davies, con la Lazio presa d'infilata dal razzente affondo lungo l'out di sinistra del tarantolato Sané che si era bevuto in dribbling Patric. Il gol di Correa, subito dopo, in capo a un prolungato dribbling ricamato su invito al bacio di Luis Alberto, ha addolcito un po' l'amaro della disfatta. Disperatissima al limite dell'impossibile per la Lazio l'impresa di capovolgere nella gara di ritorno un risultato che ha certificato impietosamente il divario tecnico e agonistico fra le due squadre. 

Pronti via e prego accomodatevi, carissimi ospiti dalla Baviera: minuto 8' Leiva appoggia al limite dell'area laziale a Musacchio che dà il pallone indietro verso Reina, ne esce un sontuoso assist per Lewandowski, dribbling sul portiere attonito e pallone nel sacco. Da lì in poi, gara in discesa per il Bayern dei mille trofei. Manovra fluida, inserimenti micidiali lungo gli out con Sané e Davies scatenati, la Lazio impiega un quarto d'ora buono per riemergere e tornare alla vita. Gioca stretta e prova ad armare il contropiede, gli spazi non mancano, il Bayern tiene la linea difensiva a quattro alta fin quasi al cerchio di centrocampo, senonché il pressing avversario è micidiale e toglie spazi e fiato alle ripartenze laziali. 

Al 17' Milinkovic, uno dei pochi che galleggia tra i flutti, entra palla al piede in area, incoccia le gambe di Boateng e crolla a terra. Rigore? L'arbitro, l'israeliano Grinfeeld scuote il testone e dal Var lo spagnolo Manuera tace e acconsente. Le ripartenze fulminanti, quelle che mettono i brividi e vanno a segno, le orchestra il Bayern che pure lamenta cinque assenze pensanti: Muller, Pavard, Todibo, Douglas Cosa e Gnabry. Ecco il bis al minuto 24'. Manovra ficcante sulla trequarti campo Davies-Goretzka, tocco sull'accorrente Musiala, libero come un fringuello il giovanissimo (non ha ancora 18 anni) anglo-tedesco prende la mira e fulmina Reina: 2-0. La Lazio prova a metter fuori il capino, Lazzari in fascia destra è vivace e qualche volta salta in breccia l'astuto Davies, col quale rivaleggia in velocità. Ma al momento del dunque la manovra si inceppa e le conclusioni verso la porta di Neuer dai piedi di Luis Alberto, Immobile e Milinkovic sono punture di spillo. 

Inzaghi, insolitamente tranquillo (o forse già rassegnato al peggio) toglie lo scosso Musacchio e inserisce Lulic, arretrando Marusic sulla linea di difesa. In mezzo la forza fisica e la velocità di Goretzka, Kimmich, i contrassalti di Musiala, e al largo le incursioni di Coman e Sané s'infilano nel burro e caragrazia che Lewandowski non è nella miglior serata. Il Bayern ha il tempo di triplicare con Sané, lesto a ribadire nel sacco un suo rito ravvicinato respinto da Reina, azione rifinita alla perfezione in assist di Sané. 3-0 al riposo e tutto è già avvenuto. O quasi. 

Nella ripresa i due gol in aperura già descritti autogol di Acerbi e delizioso numero in area di rigore di Correa. Chiaramente il Bayern smette di dannarsi l'anima, la barca di Flick dà due mani di terzaroli alle vele gonfie di vento e si adatta a bordeggiare con un certo sussiego. Non che molli la resa o perda la rotta, no. Ma le avventure all'interno della difesa laziale si fanno meno irruente e feroci. E la squadra di Inzaghi finalmente ritrova un po' di sangue e di speranza e comincia a tessere una tela che, grazie alle generose praterie concesse dal Bayern, le permette di combattere ad armi meno impari. Correa scalda i guanti di Neuer, Inzaghi toglie Patric e Leiva e li sostituisce con Hoedt ed Escalante, fioccano le ammonizioni (a Luis Alberto si aggiungono Leiva,  Marusic, Escalante, Davies, Coman) eppure la gara non è affatto cattiva, l'arbitro israeliano forse teme che gli scappi di mano e agita il giallo con prodigalità. 

Il Bayern concede e sfrutta gli spazi generosi che si aprono di qua e di là, anche Flick rimescola un po' le carte in formazione, ma sono cambi per concedere riposo a chi ne ha più bisogno. Reina compie un autentico miracolo parando un malizioso destro in giravolta di Lewandowski e finalmente la tortura per i laziali termina. Senza spensieratezza, e per favore Inzaghi lasci perdere i proclami e le buone intenzioni, la prossima volta. Con il suo appello ha ottenuto l'effetto diametralmente opposto a quello sperato. 



IL TABELLINO:
Lazio-Bayern Monaco 1-4 (0-3 primo tempo) 
Marcatori: 9’ Lewandowski (B), 24’ Musiala (B), 42’ Sané (B), 47’ aut. Acerbi (L), 49’ Correa (L). 
Assist: 24’ Goretzka (B), 49’ Luis Alberto (L). 
Lazio (3-5-2): Reina; Patric (53' Hoedt), Acerbi, Musacchio (31' Lulic); Lazzari, Milinkovic (81' Akpa Akpro), Leiva (53' Escalante), Luis Alberto (81' Cataldi), Marusic; Correa, Immobile. All.: Inzaghi. 
Bayern Monaco (4-2-3-1): Neuer; Süle, Boateng, Alaba, Davies; Kimmich, Musiala (90' Choupo-Moting); Sané (90' Sarr), Goretzka (63' Javi Martinez), Coman (75' Hernandez); Lewandowski. All. Flick. 
Arbitro: Grinfeeld (Israele). 
Ammoniti: Luis Alberto (L), Leiva (L), Correa (L), Marusic (L), Escalante (L), Kimmich (B), Coman (B).