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Il "braccino" di ferro è di fatto già partito. Il confronto tra Lotito e Inzaghi è alle porte.  Il preludio, affettuoso, già è andato in scena: la compagna del mister ha ripreso il gesto del presidente biancoceleste, le sue parole su Gasperini, la complicità con l'allenatore. Il Lotito affettuoso non è il miglior amico di Inzaghi: le incursioni missilistiche a suon di "questa rosa è da quarto posto" non sono passate inosservate a Formello. Tare ha blindato il suo pupillo, Lotito, che qualche sondaggio in giro già l'ha fatto, per ora ha mandato "affancu" i progetti diversi per il futuro. La Coppa Italia è una carta in mano del suo mister. Che dovrà decidere come giocarsela. 

CARTA COPPA - L'asso di Coppe è sul tavolo, in casa Lazio l'estate potrebbe essere replay, o nuova puntata. Più replay, remake, magari in salsa un po' più dura, di tutte quelle "normali" frizioni tra allenatore e massimo dirigente registrate, in tutti i sensi, l'estate scorsa. Richieste di precise garanzie di mercato da un lato, risposte con metafore ferraristiche dall'altro. Lotito è ancora convinto di aver allestito una squadra in grado di andare in Champions, nonostante i malumori di Inzaghi lo avessero per tempo allertato. Le altre avevano speso molto, si erano mosse con decisione precisamente quelle squadre che Inzaghi temeva. Con l'aggiunta dell'Atalanta, che ha ulteriormente ridotto gli spazi di manovra.

BRACCINO DI MERCATO O DI FERRO - Ora Inzaghi ha la precisa possibilità di calarlo, quello asso di Coppa. Può finalmente esercitare pressione su Lotito, spingerlo a fare sforzi ulteriori. Nell'euforia della vittoria, il presidente si è lasciato sfuggire accenni all'allestimento di una squadra importante, ma il delicato lavorio di Inzaghi deve partire da una decisa pressione sul mercato. Ha più spazio di manovra, ora, può chiedere. Anche perché sul piatto c'è il suo rinnovo contrattuale - scadenza 2020 - e il suo futuro. Il valzer delle panchine suona forte, Lotito non può ignorarlo. Il presidente può decidere di tirare giù il braccio di Inzaghi - di cui ha costruito il presente, come del resto ha fatto con Tare - con forza, nel nome delle fredde strategie aziendali. Acquisti mirati, come l'anno scorso, sperando non siano un bluff, con la speranza dell'ennesimo miracolo annuale del suo mister. O investimenti più massicci, senza "braccino corto", magari indotto dalla pressione stessa di Inzaghi, lieve, elegante ma costante, sul suo braccio di ferro. L'estate di calciomercato e di cambiamento a Formello salperà con due domande-chiave: che Lazio vuole Lotito? E soprattutto, accontenterà il suo mister, o manderà affancu... pure Inzaghi?