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Sono le 9 di mattina di un lunedì senza calcio, è il 28 marzo del 2011 e la grande paura sembra passata. Dopo Kerimov, il riccone russo, e Soros, il filantropo americano pieno di dollari, qualche timore di vedere Messi in maglia giallorossa c'era. E invece, ecco spuntare un tifoso dell'Olanda all'aeroporto di Fiumicino, non uno qualsiasi ma l'attesissimo Thomas DiBenedetto, con indosso un maglione che nemmeno René Van de Kerkhof, acquisto moggiano della Lazio poi retrocessa in B per le scommesse, avrebbe potuto sfoggiare, lui che arrivava dai canali di Amsterdam. Un sospiro di sollievo per il look improbabile del futuro presidente della Roma, una rivincita dopo le tante battute sarcastiche subite per le sconfitte negli ultimi cinque derby.

Subito nelle trasmissioni radiofoniche e sui siti biancocelesti è partita la riscossa con la l'immancabile ironia romana. 'Ci accusate che stiamo sempre a parlare del fatto che abbiamo portato il calcio a Roma, ci avete preso in giro parlando di cacio (in senso di formaggio che arriva dalla provincia), ma voi state a portà il ketchup a Roma'. Giù risate e poi ancora: 'Almeno Lotito è romano, voi per salvarvi dal fallimento siete dovuti arrivare a Boston: la vera anima della Capitale siamo noi', 'Tom ha pure viaggiato in classe economica, nun c'ha 'na lira', 'Che figura sta' banca, a noi ci affossò, a questi li salva co' l'americano', 'Speriamo non salti tutto perché uno vestito così farà un'altra colletta al Sistina', 'Ahò, ho visto pure D'Alema diventà un americanista convinto, che nun se fa pe' a Roma'. Ma siamo solo all'inizio.

(Il Tempo)