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Lo chiamavano Lotirchio. Lui replicava che senza di lui la Lazio sarebbe fallita, che si era accollato un debito che, tra creditori vari, ammontava a circa 500 milioni di euro, dei quali 140 dovuti al solo Fisco. Ma le etichette sono difficili da rimuovere, e così per scrollarsi la nomea Claudio Lotito non ha potuto far altro che mettere mano al portafogli e condurre una delle campagne acquisti più dispendiose della sua gestione, figlia anche della cattiva stagione appena conclusa e vissuta a lungo con lo spettro della retrocessione in serie B. Ma è proprio sicuro che il presidente biancoceleste abbia abbandonato l'austerity? A scorrere le voci del bilancio della società, pubblicato alcuni giorni fa, si scopre che la Lazio dei miracoli, quella capace di condividere il primato in classifica con l'Inter di Paperone Moratti, non è figlia di spese dissennate ma di un attento equilibrio tra costi e ricavi.

La 'Relazione sulla gestione al bilancio consolidato al 30 giugno 2010' denuncia in effetti il primo passivo dell'era Lotito, ma la perdita si attesta appena intorno agli 1.7 milioni. Una sciocchezza se si considera che, tra gennaio e febbraio, la Lazio ha dovuto pesantemente correggere la squadra dati i pessimi risultati, con il peso di un secondo staff tecnico da stipendiare dopo l'esonero di Ballardini. Sono così arrivati Dias (2.6 milioni) e Biava (1 milione), mentre i prestiti di Floccari e Barreto sono stati riscattati rispettivamente con 8.3 e 1.7 milioni di euro. Una serie di spese recuperate in parte con le cessioni (circa 10 milioni e mezzo da De Silvestri e Rozehnal) ma anche grazie a un nuovo contratto con la Rai per lo sfruttamento degli archivi biancocelesti, che ha fruttato circa 5 milioni di euro.

Tutto facile, si dirà, perché dal bilancio mancano le spese per l'ultima campagna acquisti. Ma è proprio da queste, in realtà, che si ha la nota più positiva: i quattro giocatori arrivati (Hernanes, Gonzalez, Garrido e Bresciano) sono costati 16.5 milioni di euro; quelli venduti (Kolarov, Eliseu e Cribari) hanno invece fruttato ben 20.07 milioni, ovviamente dovuti in gran parte alla cessione del terzino serbo al Manchester City. Naturalmente a tutto va aggiunto il monte ingaggi, da aggiornare dopo i rinnovi di Ledesma, Mauri e quelli in dirittura d'arrivo di Radu e Muslera. In totale, si viaggia verso i 50 milioni di euro.

Uno sforzo comunque importante se si considera che la Lazio ha sempre sul collo il fiato del Fisco, che dalla società biancoceleste avanza ancora quasi 65 milioni di euro da pagare nei prossimi 18 anni. Anche per questo, probabilmente, Lotito potrebbe riconsiderare la questione sponsor, assente dalle maglie della Lazio per il terzo anno consecutivo. Alla società sarebbero giunte offerte considerate non adeguate al valore del marchio dell'aquila. Ma uno studio recente di Sportways e Vidierre ha dimostrato come la mancanza di un partner costi alla Lazio, nelle partite di cartello come quella col Milan, oltre 350 mila euro. Sicuri che Lotito voglia farsi sfuggire questa opportunità?

(Il Tempo)