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La vittoria di Lotito, tanto celebrata, intanto è a tempo. Poi conferma un paio di assunti che vale la pena sottolineare: tutti giocano, alla fine vince sempre Lotito. E il secondo assunto è semplice: Lotito vince nonostante tutto. E nell'immenso calderone del tutto vale la pena infilare proprio TUTTO: dagli ispettori federali a Formello fino al morboso interesse per i suoi sottintesi e i suoi retropensieri (peccato che non li abbia esplicitati, quindi cosa si vuole indagare?). Perfino la vicenda Zarate (già chiarita) fa molto ridere: perfino i sassi nel mondo del calcio sanno che Ruzzi e Lotito si sono lasciati malissimo, ma certe storie non spuntano mai fuori per caso, al netto del fatto che il giornalismo sensazionalista e gridato de Le Iene non mi rappresenterà mai, e non può rappresentare quasi nessuno tra quelli che conosco, e conosco come intelligenti.

LOTITO VINCE SEMPRE - Alla fine, per una qualche magia, tra le spintonate di Ceferin e il tiepido presenzialismo di Inter e Juventus, alla fine le sparate che tanto hanno fatto scalpore nei salotti buoni della tv avevano un fondamento solido. Si è messo in riga perfino Spadafora, che dalle ultime dichiarazioni sembrava un paladino del calcio, un alfiere del ritorno in campo, l'eroe invitto che, dopo estenuanti lotte, torna a casa con i trofei conquistati in battaglia. In realtà, machiavellico, ha infilato nella ripresa del calcio un piccolo difetto di forma, una causa scatenante, una diabolica micro-bomba ad orologeria. La possibilità che un positivo fermi la squadra intera per 14 giorni rischia di far saltare la Serie A, magari appena iniziata. O addirittura prima dell'inizio: è una ripresa a tempo, non la si vuole per davvero. Spero di sbagliarmi, ma c'è un peccato originale. E non è Zarate. 


LE ALTRE OPZIONI NON ESISTONO - Vale la pena ricordare ai colleghi che scrivono con la sciarpetta della Roma o ai tifosi che, al netto di tutto questo, continuare ad infilare la Roma in qualsiasi scenario di playoff è un delirio post-traumatico. Capiamo tutti che il fallimento o quasi della trattativa con Friedkin e la prospettiva di more Pallotta sia stato uno shock: ma di qui a propinarci balbettando ogni volta l'allargamento dei playoff per includere la Roma, addirittura l'idea del coefficiente Uefa in caso di cristallizzazione di classifica è un po' infantile. Forse bisognerebbe crescere, e rendersi conto  che una squadra depotenziata e destrutturata per anni alla fine farà la fine di tutte le squadre depotenziate e destrutturate: finirà nei teatri di posa periferici del calcio europei, quelli che la Lazio conosce  benissimo, non ha mai apprezzato e sta per abbandonare. I playoff non esistono: sono un'invenzione di Gravina pur di dire qualcosa, da campionato regionale o peggio di bassa lega. Meglio non parlarne: anche lo stop definitivo sarebbe veramente un problema e un abisso per molti. 

VITTORIA A TEMPO - Purtroppo la vittoria di Lotito o del calcio o di chi volete non ci garantisce che la Serie A finisca. C'è un cavillo, un piccolo vizio di forma, un difetto strutturale che hanno infilato a forza: lo voglio dire chiaramente, con questo protocollo non facciamoci troppo la bocca. Rischiamo di rimanere senza pasti calcistici: e, per dirla alla Dante, "poscia, più che il dolor poté il digiuno". Perfino la Bundesliga, in tanto deserto, ci potrebbe sembrare desiderabile. Finiremo a guardare con astio un servizio su Zarate, cannoneggiando Lotito, pur di non pensare a cosa hanno combinato.