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C'è un'aria strana nella Capitale, sponda Lazio. La situazione continua a precipitare, e non sembra volersi fermare questo declino non solo di risultati, di gestione societaria, ma soprattutto d'amore. I tifosi laziali - non tutti, ma la stragrande maggioranza - non sopportano più una situazione come quella che stanno vivendo, e sono addirittura pronti a rinunciare alla più grande delle passioni: la sottoscrizione dell'abbonamento. Un atto d'amore, di fiducia a prescindere che nel bene o nel male c'è sempre stato. Ora i laziali, forse perché il campionato è appena finito, hanno dei dubbi su cosa fare per il prossimo campionato. Lasciare solo Lotito significherebbe lasciare sola la Lazio, perché volenti o nolenti la Lazio è di Lotito, e al momento un cambio di proprietà è impensabile. Rinunciare all'abbonamento sarebbe la più grande forma di dissenso, la più grande rinuncia che un tifoso possa fare, andando addirittura contro la propria natura. Ora è facile dire: 'Il prossimo anno Lotito i miei soldi li vede col binocolo', perché in questo momento non c'è davanti quella 'tesserina di plastica' con un simbolo che ha una storia e una tradizione, e che non andrebbe mai lasciato solo. Ma come si fa a propagandare l'acquisto della fiducia? Tanto più se questa fiducia nell'arco degli anni è stata tradita più e più volte. Una stagione come questa non può essere vissuta di nuovo. I laziali non possono più aspettare la penultima giornata per dirsi salvi, meritano di lottare per posizioni di classifica più importanti; meritano altri obiettivi, altri giocatori, meritano la serenità di vivere la Lazio come l'hanno sempre vissuta, con la gioia di rimanere un'ora incastrati nel traffico della tangenziale, travolti dall'entusiasmo di entrare in quello stadio, per vedere quelle maglie celesti che danno emozioni. Tutto ciò passa da un cambio radicale di gestione non solo della squadra, ma soprattutto della società, che ad oggi risulta l'assente ingiustificato degli ultimi sei anni.