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Lo scorso anno la Lazio contro il Bari, sia al San Nicola che all'Olimpico, giocò le partite più brutte della stagione, senza mordente, senza gioco e senza voglia. I giocatori si scusarono per quanto accaduto, tornarono a Roma demoralizzati, ma quella lezione non servì a nulla: Ballardini continuò la sua opera di distruzione biancoceleste fino al suo esonero. Arrivò poi Edy Reja, che proprio dopo la gara contro i galletti all'Olimpico decise di dare una svolta all'ambiente. Quella sconfitta contro i pugliesi in casa fu il punto più basso della scorsa stagione. Si toccò il fondo del barile, ma forse proprio quella ennesima brutta figura aiutò la Lazio a capire che quello era il momento di accettare la scelta drastica del ritiro e di mettere fuori dalle questioni sportive alcuni personaggi poco graditi e, di fatto, non accettare una scelta imposta come quella del mental coach Popolizio.

La presa di posizione fu forte e dura tutt'ora. Il tecnico ha alzato un muro di protezione intorno alla squadra e la serenità nel gruppo è aumentata. I risultati di certo aiutano, ma Reja sta usando il 'Mourinho style': difesa a prescindere della squadra e delle scelte che fa ogni domenica. Quella di Bari dunque è una gara dalle mille motivazioni: Rocchi e compagni lo sanno - e lo hanno anche detto -, dovranno riscattare le due gare della scorsa stagione. I presupposti per far bene ci sono eccome: una squadra prima in classifica con un centrocampo e una difesa al momento tra le più forti, e una squadra di fronte che ha avuto qualche stop di troppo ma che comunque gioca un buon calcio. La Lazio, fino a quando avrà la possibilità di giocarsi il campionato nelle prime posizioni, deve disputare ogni gara come fosse una finale: sono tutte prove del nove per testare se veramente questa è una compagine che, lassù, ci può stare.

La sensazione al momento è che la Lazio meriti quello che ha, e forse qualcosa di più. Tornando con la mente alla gara contro la Samp persa per 2-0, ci si rammarica per aver lasciato per strada dei punti importanti che potevano invece essere messi in cascina; anche un solo punto in quella gara avrebbe fatto la differenza, e oltre tutto sarebbe stato strameritato. Il San Nicola è lo stadio nel quale la Lazio probabilmente perse il terzo scudetto; la partita giocata contro l'Inter in campo neutro rievoca ricordi da lacrimuccia, un gol di Dalmat che gelò tutti i laziali e fece di fatto esultare i romanisti. La vendetta (anche quella sportiva), come si dice, è un piatto che va servito freddo. Sono passati tanti anni, che 'vendetta' sia.