Ciro, come stai? Alla fine la felicità è fatta anche di piccole coincidenze, no? Una specie di turbinio di ricorrenze che si rincorrono, si trovano. Si abbracciano. La Lazio festeggia, sabato, il compleanno del re dei bomber biancocelesti negli ultimi 20 anni, quel Beppe Signori che per molti ha un solo motivetto ricorrente, un antico coro: e segna sempre lui.

La Lazio festeggia, 48 ore dopo, la vittoria in campionato, il sapore che ritorna di certezze e reti. Fatte, non subite. Fatte da Ciro Immobile. Il ritorno di Ciro Immobile è quasi una specie di pietra miliare di questa stagione. La notizia, come dice Inzaghi, è che Ciro non segni. Quindi stiamo commentando una non-notizia, ma una delle tanto micro-non-notizie che potrebbero determinare l'esito delle prossime gare, se non degli ultimi mesi di questa stagione, i prossimi. Non a caso Inzaghi ha dato alla gara con il Verona una spinta motivazionale che nessun match precedente ha avuto. Ha stretto i suoi in un cerchio. Ci ha parlato, li ha guardati negli occhi. Ha guardato negli occhi di Ciro Immobile. 

La Lazio aspettava con ansia Ciro Immobile, anche noi: sembra quasi ci sia un legame tra la sua felicità (presente a piene mani sui social), quasi di famiglia e il sorriso dei tifosi, dell'ambiente. Se Ciro è felice, la Lazio gira meglio. Ha un peso specifico nello spogliatoio pazzesco, è come se la Lazio fosse metereopatica, anzi Ciropatica. Soffre, se Ciro soffre. Il legame che ha saputo creare con l'ambiente, i tifosi è quasi ombelicale: come solo un bomber sa fare. Una specie di sentimento diffuso: se Ciro segna, tutto il mondo sembra procedere per il verso giusto. E il verso giusto è quello della porta, verso la porta. C'è stato un tempo senza Ciro Immobile? Roma ha saputo sopravvivergli? I sampietrini aveva una loro solidità, i nasoni scorrevano lo stesso? Viene difficile crederlo. Oggi, Ciro, come stai? Perché l'impressione resta forte: ora che Immobile è felice, nel giorno del suo compleanno, non ti senti anche tu, un po' meglio?

p.s. Avrete notato che non citiamo nemmeno de Vrij. Lo trattiamo con le sue stesse armi d'indifferenza.