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Forse bisogna partire dalle parole di Immobile: scuse ai tifosi ed è tutta una questione di atteggiamento, non di mister e moduli. Mi sembra un buon punto di partenza: Sarri c'entra poco (e speriamo c'entri sempre di più) se questo gruppo da anni prende imbarcate a Napoli, se da anni ogni 4-5 partite si sente in dovere di fare figure di me, se entra in campo così male, da fare male agli occhi. Qui non è una questione di colpe, ma di situazioni da correggere. Qui non è una questione di colpe, e ce ne sarebbero: è una questione di un gruppo che deve uscire dalle sue sicurezze, che deve cominciare a pensare seriamente a come migliorarsi mentalmente, soprattutto in certe partite e in certi contesti. Qui non è una questione di colpe, c'è tanto lavoro per Sarri, ma tanto. Lasciamolo lavorare, e pure lui si metta sotto.

QUALCOSA NELLA TESTA - Qui la questione possiamo sezionarla, dissertare per ore di moduli, idee, uomo in più o uomo in meno, ma i primi 30 minuti di Lazio a Napoli sono stati ectoplasmatici, umilianti, troppo poco, troppo male. Il Napoli e la Lazio giocano due campionati differenti, questo lo sappiamo, ma loro avevano due assenze fondamentali, e la Lazio ha servito a Spalletti la più facile delle partite in una settimana di inferno. Due errori tecnici madornali spalancano la strada ai suoi, ma non è quello nemmeno il problema: è la testa, il modo in cui proprio mettono il piede sul campo, la differenza sostanziale tra quello che è stato - poco - preparato e la partita poi messa male, finita peggio.

ROSA CORTA - Lo sappiamo da sempre: la Lazio ogni 3 giorni fatica, con questa variabile la squadra non riesce quasi mai ad avere la continuità mentale di tenere duro, di attaccare forte, di mangiare gli avversari. Nella notte di Maradona gli ultimi hanno fatto gli ultimi fino in fondo, per dirla con un lessico sociale caro al nostro: i ragazzi di Sarri si sono mossi male, si sono fatti impallinare, hanno preso parte ad una specie di rito nel ruolo di vittima sacrificale. Ok, sapevamo tutti che il Napoli era molto più forte della Lazio, ma da qui a farsi prendere a pallonate ci passa tutta la differenza che c'era tra Maradona e qualsiasi mestierante del nostro campionato di quegli anni. La Lazio ha la rosa corta? Difficile dirlo, per me sì ma trovo disonesto parlarne oggi. Primo perché è un discorso che percorre tutto il campionato, ma anche perché non c'entra molto con le radici di questa sconfitta.
SARRI HA COLPE - Sarri ha colpe? Per me è difficile, oggi come a Bologna come contro il Verona, parlare di difetti di Sarri. Ha sbagliato 11 Iniziale? Forse. Ma questi immensi vuoti cosmico con relative sconfitte li ha Sarri, li ha sempre avuto Inzaghi, l'unica costante è lo stesso gruppo più o meno. Lo stesso gruppo che ha difficoltà a ingranare, lo stesso gruppo che fa fatica di gambe e testa, lo stesso gruppo che, presa la prima botta, non riesce a riemergere, non riesce a metterci dentro legna, forza, tigna. Detesto parlare dei singoli, ma se devo trovare un  errore a Sarri ecco, questo Felipe Anderson non può fare queste prestazioni orride. Io capisco la gestione mentale, ma così è veramente difficile presentarlo in campo. Capisco che si sta lavorando per evitargli questi cali con fiducia e iniezioni di motivazione, ma anche lui deve aiutarsi. Non si sente al top? Evitasse giocate che non ha nelle corde, giocasse semplice, supportasse gli altri con i tocchi giusti e lucidità. Altrimenti diventa un'agonia. Ieri arrivavano sempre dopo, ovunque, al centro dalle parti di Cataldi è stata una specie di ecatombe, in generale le linee sono saltate subito, le coperture pure, il lampo di Luis Alberto non basta da solo a giustificare l'assenza totale dei big.

I BIG - Ne parliamo spesso, quando la Lazio prende queste imbarcate - sempre in trasferta, tra l'altro - di questa assenza inquietante di qualcuno che si carichi sulle spalle la squadra nei momenti difficili. Devo ammetterlo: Luis Alberto ci ha provato, con quel meraviglioso tiro al volo, era il più in palla della mediana, ma lasciatemi dire gli altri troppo passivi, dalla difesa in su non c'è stata mai una vera reazione di nervi, di idee, di forza mentale.

IL PROBLEMA PORTIERE - Entriamo in un altro macro tema: la Lazio sembra in difficoltà tra i pali. Io non sono un detrattore di Reina, ma ho l'impressione che certe volte non abbia quel guizzo che servirebbe, quel miracolo che darebbe una mano, quella capacità di andare oltre che a volte salva le partite. E, in generale, al netto della sua importanza in questo gruppo, penso andasse risolta prima la grana Strakosha, se va ceduto ok, vada via però, senza aspettare mesi e mesi senza sapere bene come muoversi. Anche questo è programmare, anche questo è evitare situazioni complesse, incertezze, mezze tensioni. E se ci sono, in questo gruppo, problemi di mentalità, di testa, se non sono skill allenabili vanno acquistate sul mercato. È l'unico modo per sostenere questo allenatore davvero, senza esporlo a queste figuracce, a queste gogne, per iniziare davvero qualcosa di nuovo. E Sarri, bontà sua, dovrà mettere di più in questa squadra. Con il massimo sostegno, con la massima stima, con tutto il nostro supporto, ma queste figure devono finire.