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Prezzi popolari: la Lazio ha condiviso i prezzi che i tifosi dovranno affrontare per vedere allo stadio il big match contro il Milan. E sono prezzi alti. Questi, va detto, sono da sempre match di fascia premium, su cui la Lazio, come tante società, impone prezzi alti. E soprattutto, raramente sono match soggetti a prezzi popolari, o a scontistiche. È il calcio moderno, per i tifosi popolari non c'è DAVVERO posto, se non sul divano. Però con account DAZN unico mi raccomando, sia mai che si paga poco pure quello. 

I PRECEDENTI - Chiaramente, tutto ha un precedente, e la discussione forte nasce sui social perché, appena 24 ore prima, tutti hanno visto l'immensa partecipazione dei tifosi della Roma contro il Bodo, in Conference League. Rileggiamola insieme: contro il Bodo, in Conference League. E niente, quella cornice di pubblico che non esito a definire veramente bella (onore al merito), difficilmente la Lazio la vedrà a breve. Ci sono dei precedenti, questa situazione nasce, lo sappiamo tutti, un po' da numeri di tifosi più bassi - e ci sta, dobbiamo dircelo - un po' da una lunga e travagliata e sanguinosa storia di questo popolo e il suo presidente, Claudio Lotito. Se ora la possiamo chiamare pace, è una pace che è un deserto: ha causato divisioni, malumori, ferocia fratricida negli anni.

I laziali sono sempre in lotta, sempre inquieti. Non è che prima di Lotito, a parte l'onnipresente Curva Nord e settori limitrofi, il resto dello stadio abbia mai brillato per incredibile supporto alla causa o per presenze da capogiro. Ricordo, e le ricorderete anche voi, partite di Champions League con un pubblico da amichevole estiva, o quasi. È anche questo un dato, teniamolo in considerazione.
Altro dato: le scelte economiche di questa società pesano. Ci sono persone che vanno in trasferta - già, quelle che applaudite sotto il settore ospiti - che veramente stanno sacrificando tanto. Non hanno tutti dividendi mensili o provvigioni, o stecche, o altro. La maggior parte hanno pochi soldi, e quei pochi se li mettono sul cuore, allo stadio.

DETTO QUESTO - Una volta detto questo, definito il contesto, spiegate le ragioni delle polemiche, delle accuse, ora veniamo a noi. Guardiamoci negli occhi, seriamente: ci giochiamo tanto, nei prossimi anni. È chiaro che i tifosi sono l'ultimo dei problemi di questi presidenti, di questi plutocrati, di queste cricche e di queste corti. Non dobbiamo aspettarci da nessuno di loro qualcosa. Sul nostro, che vi devo dire: chi non lo conosce o è stato su Marte negli ultimi 10 anni, o è un sodale.

Qui il discorso io lo voglio innalzare, il tiro lo voglio alzare: se non andiamo allo stadio, non ci sarà più uno stadio in cui andare. A parte la grande rabbia di dare ragione a certi manager che di noi non sanno nulla, ma straparlano di Superleghe, temendo la competizione con Twitch e Fortnite, qui il discorso è più profondo:  chi può, ora deve andare. Non per questo presidente, non per Sarri o per Immobile, ma per quello che hanno davanti, quello stemma e quel simbolo che ci tramandiamo. Se non andiamo, la linea si spezza. Se entriamo nelle loro dinamiche economiche, poi caliamo in quelle di comodità o piacere, Netflix e la poltrona vinceranno sempre. Se in questo momento non si capisce seriamente che ci giochiamo proprio il luogo stadio, la dimensione tifo, il nostro, allora forse è meglio che afferriamo il telecomando, smettiamo di blaterare su Twitter e assistiamo impotenti alla costruzione di una baracconata glitterata, elitaria, lontana e finta. Rimpiangendo i prezzi popolari.