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Cosa abbiamo fatto per meritarci questo obbrobrio? La sensazione, credo condivisa, guardando la Lazio giocare ti si infiltra nelle ossa: il senso del già visto si mischia col grottesco, col peso del ridicolo, con il gusto amaro di chi non crede, infine, di meritarsi questo spettacolo decadente. Di solito accadeva ad aprile, ora ci siamo portati avanti col lavoro: la Lazio sta rimescolando sapientemente la bile dei suoi tifosi già a settembre. Miracolo dell'anno zero: ci hanno raccontato fino allo sfinimento tutto ok, tutto risolto, tutto sfavillante. Si riparte tutti insieme. E tutti insieme ci si guarda già un po' interdetti negli occhi. Con la segreta speranza che questo inizio di stagione sia un errore, un malinteso. Che tutto ora comincerà ad andare a gonfie vele, come ci hanno promesso quando questa stagione era ancora bambina. Quando ci dicevano che una punta in più no, ma che ci fai. Senza Immobile e Luis Alberto - altro turnover sapiente e ragionato, di quelli da mandare ai matti - la Lazio aveva solo il prode Adekanye in panchina. Un patrimonio futuro, magari. Un niente da segnalare, per ora.

LA PREMESSA GROTTESCA - Eppure Cluj doveva servire a dimenticare. Come il peggior chiodo scaccia chiodo, la Lazio in pochi giorni si é martellata due volte lo stesso dito, con forza. E quella che sembrava una bottarella, un incidente di percorso, sta diventando qualcosa di più grosso, ingombrante, un bolo di errori, atteggiamenti storti, depressioni difficile da mandar giù. Niente drammi, per carità, la Lazio ha perso malamente contro due squadre mediocri, può succedere a tutti (anche di farsi il sangue amaro, e spaccare il televisore, ovviamente). Però il trend non é ottimista, l'inerzia sta diventando mefitica. E quando a Roma si comincia così, di solito si finisce per buttare tutto al Tevere. E il primo a pagare, é bene sempre tenerlo a mente, sarà il povero Inzaghi. Diciamolo subito: vade retro, nessuno tocchi Inzaghi ora. Non vi mettete nemmeno a parlare di cose drastiche. Però prima che diventi la sua futura ex squadra, la Lazio, conviene darsi una bella mossa. Seria. Anche perché, diciamocelo in faccia: le parole della dirigenza e di Inzaghi sembrano fare a pugni con le prestazioni deprimenti della Lazio in campo. Tutti a parlare di reazione, e l'unica reazione di questa squadra sembra sia farsela addosso nel letto. Il primo tempo, passi: ma dal rigore la Lazio è sparita, come risucchiata dal lavandino, rigettata in un mare di anonimato, errori, paura e bile - dei tifosi.
LA SOLA COSA BELLA - La sola cosa bella di questa Spal 2.0, un altro segnale brutto di un inizio di stagione già complesso, già fosco, é il piede sinistro di Jony. L'ex Malaga ha qualcosa di bello da dimostrare quando calcia il pallone: disegna traiettorie illusorie e delicate, vederlo crossare di sinistro ricorda a tutti che pensate che cosa incredibile, da sinistra si può crossare col mancino. Prodigi dell'era Inzaghi: mi manda ai matti pensare che non sia ancora titolare. Dovrà scontare i sei mesi di sfiducia a prescindere alla Inzaghi, che se non conosce fino alla sesta generazione tutta la famiglia non dà fiducia. Fiducia, dopo il derby, era solo l'inizio di questo mese, aleggiava come un tonico forte, la colazione corretta che sembrava avviarsi verso una solenne abbuffata, un all you can eat di giocate e tecnica. E invece sembra già finita in un gelido abbattitore di emozioni, primi veleni, prime ansie da deja-vu. Già si discute il mister. Giusto, ma attenzione: chi ad agosto non ha combinato niente non é stato Inzaghi, che semmai, a sentir tutti, avrebbe chiesto e ottenuto garanzie tecniche. Sono scadute, di già? La quota cento dell'estate di Tare rischia di assumere contorni sempre più grotteschi se la rotta non dovesse essere invertita di brutto. Chissà cosa ha fatto il ds ad agosto, mentre le altre puntellavano ancora, e ancora. Speriamo almeno si sia divertito, quando non si diverte la sua Lazio. Attenzione: subito cambio di direzione. Altrimenti un iceberg questa Lazio ha dimostrato di poterlo trovare benissimo, qualsiasi sia la caratura - modestissima - dell'avversario. Mentre l' orchestra continua a suonare un vibrante Valzer dell'Anno Zero.