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La Champions di Simone Inzaghi, la mia, la tua. 13 anni fa non avevo nemmeno idea di dove sarebbe finita la mia vita. Non sapevo che avrei visto anni di Champions mancate all'ultimo, due volte contro l'Udinese di Guidolin (poro Reja), poi il Leverkusen con Pioli in cerca di una punta e il fallo di de Vrij contro l'Inter prima di andare all'Inter. 13 anni fa non potevo immaginare che avrei vissuto una Lazio capace di incenerire tutti i record, regalarmi ancora meraviglia, sorpresa, gioia, commozione. Commozione: dopo 13 anni la Lazio torna in Champions (al netto di una macumba impossibile di vittorie europee italiane a cui non voglio pensare), ma non voglio farmi venire la lacrima facile. Voglio che questa Lazio ragioni da super potenza, da grande squadra. Voglio che questo passato, con la lotta Scudetto, con tutto quello che è arrivato dopo la sosta Covid, sia l'anno della svolta. L'anno 0, ripartendo dalla Uefa Champions League, da quella musichetta dopo anni di campacci inverecondi ai 4 angoli d'Europa League, contro squadracce cattive e sconosciute.

SVOLTA - L'anno della svolta: entreranno vagonate di milioni, ora la Lazio può davvero costruire una squadra che regga l'impatto della Champions e soprattutto resti tra le prime 4 per anni e anni, alimentando di volta in volta un circolo virtuoso di crescita, di upgrade, di potenziamento. A partire dal prossimo mercato: sto ancora con la birra della festa in mano, lo dico subito. Non si può toppare: Tare deve fare un mercato che sia incredibile, all'altezza della stagione dei suoi.

LA CHAMPIONS DI INZAGHI - E ora, perché no, ringraziamo tutti i fegati di chi pensava che la Lazio fosse da 6-7 posto (andatevi a guardare le griglie dei principali giornali), ringraziamo i cugini della Roma per averci gentilmente ceduto un posto in Champions , ringraziamo Lotito, che alla fine ha avuto il merito di lottare per questa squadra, per far rimanere Inzaghi, per tornare a giocare. Non è servito per lo Scudetto, ma dopo 13 anni la Lazio torna nel calcio che conta, quello del mercoledì sera.

Di giovedì finalmente alle 21.05, con un pizzico di piacere, si potrà scendere col cane, andare al ristorante o semplicemente godersi i rantoli di chi sta giocando in territori inesplorati  e cupi. Ma soprattutto, lasciatemelo dire, al netto di una società che ha lavorato per questo traguardo (ma ha anche il suo solito braccino - vedi gennaio), il vero plauso e merito va a Simone Inzaghi. Questa Champions è sua. Questo sogno dopo 13 anni è suo, solo suo. Levate Lotito, levate per un attimo Tare (che ha scelto i giocatori uno per uno, e ha costruito nei dettagli di Formello e di trattative segrete tutto questo) dal carro: Simone Inzaghi ha creato un miracolo tecnico tattico, una narrazione vincente, si è saputo migliorare, ha plasmato un gruppo che ha sfatato tabù, infranto record, disegnato un sogno meraviglioso.
LA CHAMPIONS DI IMMOBILE - Questa è anche la Champions di Immobile: continuate a ripetere che segna solo rigori, che all'estero ha fallito sempre e in Nazionale fa pena. Noi ci godiamo uno che fa 31 gol in stagione, che fa il gol che conta, quello che porta la Lazio a giocare la Uefa Champions League. Ci godiamo un leader di spogliatoio, la foce naturale di quel fiume di talento che è Luis Alberto. Questo spagnolo silenzioso, ombroso, con i temporali tra i capelli e il piede sopraffino si è innalzato tra i più grandi centrocampisti d'Europa, in quel gotha di semi-dei a cui appartiene anche Milinkovic Savic. E giù altre prese in giro sui 100 milioni: il gol contro il Cagliari quanti lo fanno in Europa? La sua stagione, in quanti riescono a metterla a terra e dirigerla di suola sotto le gambe di un destino beffardo? Non solo: è la Champions degli italiani che tirano la carretta, degli Acerbi sempre in trincea e del 35enne Parolo, che invece di fare il dirigente ha tirato fuori ancora polmoni, ancora fiato, e ancora, e ancora, quando non ce l'aveva più nessuno. Vorrei infine dire: è la Champions di un grande assente. Il tifo biancoceleste ha amato ed eletto questa squadra, l'ha riconosciuta, l'ha sostenuta, l'ha fatta propria e l'ha accolta come sorella. Ha capito che era unica: e l'ha amata, teneramente.

Non era allo stadio contro il Cagliari: ma solo il corpo mancava.

13 anni fa non avevo idea di dove sarebbe finita la mia vita: tramortita da una cavalcata incredibile, addolorata da una lotta Scudetto finita male, esaltata al pensiero delle grandi sfide, dei grandi giocatori, del palcoscenico che conta. E di sottofondo, in lontananza, mi sembra già di sentirla. Mi sembra di percepirla appena, in lontananza, che cresce. Champions League Theme, quella musica da brividi, these are... the Champions.