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Siamo alle solite: la mattina apro il giornale, leggo, e mi tocca dare ragione a Lotito. E mi pesa eh: quando si bulla di aver detto ad un medico "di fare il professore di chitarra e mandolino" si capisce come mai in Lega Calcio abbia tanti seguaci, ma anche nemici molto potenti. Non è uno con cui si può ragionare, è uno difficile da manovrare. E a volte cala le braghe ai suoi avversari senza possibilità di ritirarsi con onore, che in Italia è sempre importante. Non vuole vincere, vuole stravincere. Ma questa ripresa così tentennante, cincischiante, la fase 2 che balbetta, è uno schiaffo a settimane di sacrifici e chiusura. 

LE RAGIONI DI LOTITO - Su due cose Lotito ha pienamente ragione: perché il 18 maggio? E ancora: perché la Lazio dovrebbe essere avvantaggiata dalla ripresa del campionato? Le date, lo abbiamo capito, serviranno a controllare che non si raggiunga una quota critica. Il rischio zero non esiste, lo sanno tutti, perfino il calcio lo ha capito. Ma il Premier, che, lo abbiamo capito, è un appassionato di calcio, manda gli operai a lavorare nelle fabbriche in Lombardia ma i calciatori in campo no, troppo rischioso. Forse potranno permettersi avvocati più costosi, in caso di positività, chi lo sa. 
LE RAGIONI ECONOMICHE SIEMPRE - Se dietro il desiderio di riapertura c'è una fortissima ratio economica, non capisco perché il calcio a porte chiuse dovrà aspettare il 18 per gli allenamenti, e giugno, verosimilmente, per riprendere a scendere in campo. Non vedo soggetti particolarmente a rischio, se - anche in questo caso - la ratio è quella usata per gli insegnanti (che sono parecchio old, Conte l'ha detta in maniera elegante, ma il succo è quello) e onestamente non capisco questa fissazione del posticipo. Tutto rimandato a data da destinarsi. Un'idea me la sono fatta: nel "tiriamo avanti" a furia di piccoli strappetti, provvisorie riaperture, nuove chiusure, si vuole semplicemente portare la nave più a largo possibile, senza un reale orizzonte, senza un reale piano di intervento sul territorio, con le mascherine, i tamponi, con i medici di base. E il calcio non è una priorità, nonostante sia una delle tantissime industrie del paese che rischia seriamente di andare a tappeto. Molto belle le domande dei giornalisti, cari colleghi, su temi scottanti come RSA, tamponi, app di tracciamento. Lo hanno messo proprio con le spalle al muro eh: perfino sul calcio, si è fatta leva sul morale, la filosofia, il pallone come iniezione di fiducia e rinascita. L'unica vera ragione che forse Conte avrebbe capito, visto che ha dimostrato grande sensibilità sul tema: sono soldi anche quelli, non puzzano, direbbe un antenato di Lotito. Il piacere del pallone è tutto nostro. 

IL CORAGGIO DI CHIUDERE LA LOMBARDIA - Mi sembra chiaro che il coraggio di riaprire senza Lombardia e Piemonte e poche altre regioni non c'è stato: figurarsi quello di tornare sul campo. Non c'è, ad oggi, libertà di culto, di andare a trovare una fidanzata (fuori dal nucleo famigliare, per evitare contatti tra famiglie, tutto giusto, ma profondamente divisivo, questo sì), per ora c'è la grande concessione di lavorare, produrre, consumare asporti. Qualcuno su Facebook ha citato: "Produci, consuma, cerca di non crepare". Con l'autocertificazione, però, mi raccomando. Lotito sarà il solito bulletto 'de noantri', ma ditemi voi se non ha ragione: qualcuno, tra questi, non sarebbe meglio come maestro di chitarra e mandolino?