36
Bentornati in Serie A, dove uno Strefezza qualunque impatta su una scellerata Spal-Lazio meglio, molto meglio dei roboanti ingressi in campo di Correa e Milinkovic Savic. Dove non puoi permetterti cali, di nessun tipo: né mentale, né fisico, e questa Lazio piccola piccola è riuscita nell'epica impresa di avere sia un calo mentale, sia un calo fisico. Ma andiamo con ordine, cerchiamo di mettere in fila le mollice di Pollicino che, con pazienza, hanno portato la Lazio alla prima, e si spera MOLTO salutare, sconfitta stagionale.

LA FORMAZIONE STRANA - Che la formazione fosse strana, si era capito. Ma no, sgombriamo il campo da equivoci. Non mi riferisco al turnover, assolutamente no. Con gli 11 messi in campo da Inzaghi, la Lazio poteva chiudere in doppio vantaggio il primo tempo. Non ha avuto la forza mentale e la freddezza per farlo, ed ecco il primo problemino. Già, perché nella ripresa, quando la Spal si rivitalizza, Inzaghi fa capire la vera stranezza della partita. Senza Luiz Felipe e Bastos, reduci da viaggi lunghi, nel terzetto dei difensori sceglie Patric. Proprio quello che l'anno prima aveva causato il rigore decisivo, siglato da Petagna. Ebbene, quel Patric in maniera macroscopica regge, ma commette tutta una serie di leggerezze micron che gli costano subito il giallo, con un cliente scomodo e rapido come Di Francesco, che guardacaso va a puntare quasi sempre là. Allora Inzaghi tira fuori dal cilindrone Vavro, il gigantesco slovacco che, per quello che è costato,  dovrebbe giocare sempre titolarissimo e invece fatica a trovare spazio con la Spal. Deve ambientarsi, dicono. Comincia subito con una sconfitta, per imparare più in fretta.

NON E' COLPA DEI CAMBI - La gestione dei cambi di Inzaghi, una volta che la Spal, complice una Lazio calata e smolleggiata, riacciuffa la partita - sono pronto a scommettere che Petagna liberissimo era inizialmente marcato da Vavro sul gol - sarebbe anche corretta IN LINEA DI PRINCIPIO. Mette dentro Correa e Milinkovic, toglie il carismatico Leiva - migliore in campo -  e Caicedo, che rispetto ad Immobile, che pure ha segnato, sembra molto più sveglio e in palla. Vuoi qualità, forza, idee. Il problema è quello che hai indietro. Risultato: Immobile sparisce proprio, a centrocampo Kurtic comincia a giganteggiare - pure Parolo è stanco - e Milinkovic e Correa non fanno niente. Il che fa ancora più orrore, al pensiero che Semplici mette dentro Strefezza e Sala, che annullano Lazzari e creano tutti i presupposti della vittoria Spal. La vince Semplici, la perdono i big di Inzaghi. O forse Inzaghi: non ha visto negli occhi dei suoi gioielli che di scendere in campo voglia ne avevano 0?

ANALISI DI UNA PRIMIZIA - La primizia la Lazio l'ha colta: si è tolta la verginità da sconfitte, proprio un peso. Deve imparare, e molto: sopratutto a livello di gestione, di intensità. Lulic e Radu erano sulle gambe al derby dopo 70', erano sulle gambe al "Mazza" dopo altri 70'. Due cambi che la Lazio non può permettersi, Inzaghi deve rifletterci. Su Vavro diamo il beneficio del dubbio: se al posto suo dovesse giocare pure il Primavera Armini, forse più che una questione di ambientamento dovremmo cominciare a pensare ad una mancanza di fiducia del mister. Che è l'anticamera della bocciatura. Ora attenzione: la Lazio può riprendersi subito contro il Cluj, come le ottime prestazioni tra Genova e derby non dovevano far gridare alla moltiplicazione dei gol e dei legni, questa Spal non deve essere un Golgota. Più uno spigolo doloroso del comodino, dove Inzaghi e i suoi hanno sbattuto il mignolo. Parola d'ordine: piedi per terra, soprattutto i big. E meno fasi calanti, altrimenti ci ritroviamo a parlare di black-out. Che è l'anticamera di cose ben peggiori.