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Guardare Milinkovic Savic ogni domenica è un privilegio. Meglio mettere subito in chiaro: chi segue la Lazio fa parte di una casta, adoratori profani ed esclusivi di un unicum che pure si riproduce ogni domenica, cometa di Halley settimanale. Un giorno racconteremo di Milinkovic Savic.

L'ARRIVO A ROMA DI MILINKOVIC - Quando è arrivato sembrava tutto troppo: troppo grosso per essere anche tecnico, troppo tecnico per essere anche così grosso. Troppo giovane, troppo strappato di prepotenza alla Fiorentina. Sembra strano pensarlo, ma c'è stata una Serie A anche senza questo giocatore. Senza che la dominasse, la maltrattasse, battesse ogni stadio delle Penisola con i suoi scarpini immensi, che sembrano contenere solo suola e sorpresa.

Credo davvero che in questo momento, nel giorno del compleanno di Milinkovic, non ci si renda veramente conto di che razza di gioiello immenso sta impreziosendo la Serie A. Milinkovic ha preso la Serie A e l'ha resa la tana di un giocatore unico nel suo genere, dominante come una punta centrale vecchio stampo e tecnico come un fantasista purissimo. Non solo: ha elevato il controllo di petto ad un'eresia contro la fisica, la dimostrazione che un fascio immenso di muscoli nervi, ossa e volontà può sovvertire tutto quello che noi comuni mortali crediamo plausibile. Anche ora sembra troppo: troppo per gli avversari. Qualcuno l'ha chiamata Milinkocrazia: una forma di governo a suon di decreti di suola. 
LA TRASFORMAZIONE DI INZAGHI - La materia grezza di una meteora è diventata l'ago della bilancia tattico della Lazio: finché questo Milinkovic un po' arretrato, il correttivo Inzaghiano di questa stagione, riesce a coprire questo chilometraggio pazzesco, la Lazio avrà sempre la possibilità di osare con un 3-5-2 dalle mezzali follemente offensive, capaci di essere registi, punte aggiunte, offrendo allo stesso tempo pure copertura. Il centrocampista postmoderno: nell'epoca del fisico predominante dalle giovanili in su - almeno in molte realtà - Milinkovic è la risposta ad una muta domanda di bellezza. Una richiesta di potenza e grazia accontentata, questo è Milinkovic Savic. 

JUVENTUS E INTER? NON SUNT DIGNAE - Viene da pensare che, al netto della Lazio che gli ha regalato un meraviglioso imprinting, non ci sia in Serie A una squadra veramente degna di questo Milinkovic Savic. Non lo è la Juve, che preferisce dare 7 milioni a tale Rabiot, non lo è l'Inter che ha preferito in estate altri giocatori, a gennaio Eriksen, e a luglio chissà chi altro. Tutti lo hanno voluto, ma ora è Lotito che fa il prezzo. Ma non è un po' volgare parlare di prezzo, per quanto riguarda uno dei giocatori più elitari in circolazione? Milinkovic è un giocatore da Big Four, da una delle 4 migliori del mondo. Ed oggi, probabilmente, non sono italiane le migliori 4 del mondo. Un giorno racconteremo di Milinkovic. 

PRIVILEGIO MILINKOVIC - Il centrocampista serbo su Instagram ci scherza su, ma veramente sembra aver instaurato una specie di  colpo di stato delle prodezze, del lancio illuminante, del taglio improvviso. Il colpo - di testa stavolta - per lui oramai è quasi banale: a volte taglia il campo con lanci così repentini e geniali che viene da chiedersi se sia nata prima l'idea o la sua gittata chilometrica, se non ce l'avesse già innestata nei muscoli delle gambe quella visione. I tifosi della Lazio stanno già ogni giorno assaporando una situazione francamente paranormale, quella di lottare per il tricolore, ma dovrebbero averci fatto l'abitudine: avere uno come Milinkovic in squadra autorizza ad osare, rende assueffatti alla meraviglia. Se c'è un confine che il tifoso ritiene credibile, invalicabile, stare pur certo che il serbo lo valicherà, e sarà già al di là delle umane possibilità prima che possa sorgere altra e sconosciuta meraviglia. Un giorno racconteremo di che privilegio è stato vedere ogni domenica sorgere Milinkovic.