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Questa è una notte che racconteremo ai figli, e ai figli dei figli. La Lazio fa la storia e dopo quasi 20 anni abbatte la Juventus all'Olimpico. E lo fa sul piano della Bellezza, che ironia mr Sarri, proprio contro di te, il guru dell'estetica. Eppure i ragazzi di Inzaghi, da Milinkovic a Luis Alberto, hanno disegnato in giro per il campo un'immenso affresco destinato ad essere raccontato per generazioni.

La Juventus gioca male, si fa male da sola quando può, sbaglia tanto specialmente in alcuni singoli. Ma la Lazio vince tutti i duelli, subisce il colpo del gol di Ronaldo e lo assorbe, lo fa diventare energia esplosiva, tecnica pura, forza. Una partita colossale, coerente con l'identità che Inzaghi ha dato ai suoi e che Sarri non riesce proprio a trovare. Questa è una partita che racconteremo ai figli, e ai figli dei figli. La Lazio batte la Juventus, lo fa di rimonta, non la chiude, poi ci riesce, nell'ultimo sussulto di piacere di una notte da segnare sul calendario della storia. Mi fa male il cuore per quello che la Lazio ha regalato ai suoi tifosi: un sabato sera da togliere il fiato. La Lazio vola così in alto da far venire male alla testa, giostra il pallone, a folate contro una Juve sempre più stanca del suo stesso potere spazza via le resistenze della banda di Sarri. Una lezione di calcio, semplice, matematica, pura.

La Juventus gioca male nella ripresa, cala, subisce: ma è nel primo tempo, il migliore forse di Sarri, che si vede la forza della Lazio. Sono d'accordo con Radu: questa squadra sta costruendo i suoi successi sulla capacità di saper soffrire, sul carattere. Va sotto, ma non è distrutta, al tappeto. Va sotto, e non si butta giù del tutto. Va sotto, e riemerge dalle acque, alza il baricentro, fa quello che deve fare: divertire. Inzaghi le azzecca tutte, ma la vince sul gol di Luiz Felipe: il pareggio prima dell'intervallo è indigesto, una specie di polpetta avvelenata per la Juventus. Che nella ripresa conferma che le serate di certi giocatori iniziate male di certo andranno peggio: parlare del rosso a Cuadraro è esercizio da arbitri o opinionisti, mi limito a registrare che ha un grosso merito. Permette un gol da lustrarsi gli occhi.

Quando Luis Alberto alza la testa, solo lui può vedere nell'iperuranio, nella fisica delle particelle, nel movimento di ioni lo scatto lontanissimo di Milinkovic. E trovare l'unica possibilità di servirgli il pallone. Ma quello che poi fa il serbo è il degno compagno di cotanta giocata: mette giù la palla in un tocco e in un fazzoletto, fa ribaltare l'Olimpico con un altro tocco. Quando dico che la Lazio ha il miglior  centrocampo d'Italia, intendo questo: quando un Luis Alberto sontuoso incontra questo tipo di androide a forma di calciatore, questo Sergente di ferro, è tutto così bello che mi fa ancora un bel po' male il cuore.

Anche i giganti cadono a terra, dal loro Olimpo di Scudetti e vittorie. All'Olimpico, quando segna Caicedo, piovono giganti. Questa è una notte che racconteremo ai figli, e ai figli dei figli. E se avremo ancora un filo di voce, la useremo ancora una volta per quel momento in cui Luis Alberto alza la testa, sogna un pallone per Milinkovic in uno spazio che ancora non esiste, lo crea, e scava a lancio nudo un ponte verso il cielo. Piovono giganti, all'Olimpico: e se avremo un filo di voce, continueremo a raccontarlo ancora, e ancora, di quella volta contro la Juventus, 16 anni dopo. Quella notte in cui piovono giganti.