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La vince Inzaghi, la alza Inzaghi e forse dovremmo chiedergli scusa. Parliamo sempre della crescita incredibile di questa Lazio, capace di ragionare da grande squadra, di vincere da big, di battere le altre big. Ma in realtà forse dovremmo dire: la Lazio è cresciuta, ma Inzaghi è diventato un allenatore dominante. I suoi si muovono in campo seguendo i suoi scatti, le sue urla, la sua rabbia. Non esiste partita che lui riesca a vivere con serenità, perché Inzaghi è così: vuole vincere sempre.

CONTAMINAZIONE INZAGHI - E come una contaminazione, una specie di epidemia, ha attaccato questa ossessione di vincere dominando, di portare a casa il risultato con un mix attento di copertura del campo, indicazioni precise, e tecnica assoluta dalla trequarti in su. Ma tutto questo non tiene conto del reale e vero e concreto ingrediente decisivo: Simone Inzaghi. Che interviene su Juventus-Lazio come una mannaia. La trancia, con la sostituzione più difficile, più criticabile: ha tolto la luce. Ha spento le giocate di Luis Alberto, l'ha riportato in panchina. Inzaghi diventa l'incubo di Sarri e della Juventus togliendo il suo uomo più in forma, più forte, più assolutamente cristallino. Lo toglie. E sembra destinato ad entrare in trincea.
TRINCEA LETALE - L'assedio bianconero si impantana, si ferma, si intoppa, i muscoli e il cuore della nuova mediana biancoceleste con Parolo e Cataldi portano la Lazio ad alzare la Supercoppa. Solo la Lazio sa battere la Juventus, solo la Lazio sa alzare trofei, è la Lazio ufficialmente l'unica vera anti-Juve di questo decennio. Menzione speciale per Danilo Cataldi: la sua punizione è un urlo di liberazione. Entra, fa legna, alza il tasso qualitativo, una bella alternativa per Simone Inzaghi. Che ha preparato la trappolona a Sarri. Prima l'ha sedotto con l'idea del tridente delle meraviglie da contrapporre a Milinkovic, Luis Alberto, Immobile. 

DUELLO DEI FENOMENI - Ma Il duello dei fenomeni forse lo pareggia solo Dybala: per il resto le stelle bianconere nicchiano, perché Inzaghi le ingabbia, le frena, le spegne. Higuain dov'era? Due settimane, due vittorie della Lazio, due volte con Cristiano Ronaldo spento, oscurato da altre giocate, altri giocatori. Oscurato dal suo stesso tecnico: l'impressione resta, Inzaghi fa giocare i suoi big in maniera deliziosa, e Sarri no, per ora. La alza Inzaghi, proprio contro un maestro del bel gioco, proprio contro la squadra della vittorie. La Lazio merita, vince, gioca bene. La vince Inzaghi, la alza Inzaghi. Forse bisognerebbe chiedergli scusa: oggi è il miglior allenatore italiano. E non viene celebrato come meriterebbe.