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L'Eco di un pareggio a Frosinone, ovvero come Chinaglia non passa al Frosinone, non passa proprio, qui non si passa. La squadra di Stellone è il numero zero da cui non ripartire. 0 gol fatti contro la difesa più passata d'Italia, 0 prospettive di arrivare in Europa se non passando per l'impresa di vincere la League, 0 sensazioni positive. Il nome della Rosa biancoceleste sotto tiro di questo giorno dopo è Antonio Candreva: non tanto per il numero imprecisato di cross sbagliati, concezioni sbagliate di squadra e individuo, maledizioni rimediate dai compagni di squadra (qualcuno ha visto Parolo ancora solo in area a chiedere il pallone, 24 ore dopo), quanto per quella strana sensazione (che però hanno tutti, quindi tanto strana non è), che tuttosommato non stia giocando proprio volentieri, di questi tempi. Ed è una colpa capitale, perché forse la misteriosa fiamma che tutti vorremmo vedere nei giocatori non c'è in nessuno, ma è più grave se non brucia in Candreva. 
Diario minimo di una giornata grigia: a dire la verità, che il Frosinone avrebbe giocato con dignità, intasando le vie centrali e ostruendo le vie respiratorie, era noto. Quello che non si è notato, invece, è una certa propensione a cercare soluzioni diverse per metterli in difficoltà. Ti chiedo scusa se non è lo stesso, dell'anno scorso. Anzi: a passo di gambero la Lazio ha fatto qualcosina nel secondo tempo, qualcosina nella ripresa, ma qualcosina che non è neppure bastato a impensierire Leali, almeno fino al colpo di testa di Milinkovic Savic. Se si ripensa all'Isola del giorno prima, alla Lazio dello scorso anno, meglio tacere: Parolo è lui stesso solo per anagrafe, il pendolo (di Foucalt) che era Lulic, avanti e indietro, forse è stato uno dei migliori con Konko, ma nel cimitero di intenzioni (non di Praga, non ce ne voglia Umberto Eco), biancocelesti, anche quelle buone lastricano la strada di un inferno triste. Ricordiamo con profonda riconoscenza Umberto Eco, ma l'eco dello scorso anno si spegne sempre più, e lo ricordiamo, giovedì la Lazio forse l'ultimo giorno della stagione. Si sia almeno onesti: giovedì potrebbe finire la stagione della Lazio. E questo, sì, è perfino più grave di un pareggio a Frosinone, senza fare gol. Perfino più grave di un novizio monaco innamorato, in un romanzo indimenticabile. Almeno in quel caso, si poteva parlare d'amore. Di questi tempi, dalle parti della Lazio, perfino di amore, si fa fatica a parlare. E questo è il peccato più grave di tutti.