Inzaghi è cambiato? La domanda è lecita, in realtà, forse anche giusta: il mister è decisamente cambiato. Ha vissuto la sua naturale evoluzione da tecnico, e sarà solo il tempo poi a definire se sarà o meno un allenatore vincente, in grado di incidere concretamente sul calcio.

La seconda domanda, forse più complessa, è: la Lazio è in grado di lanciare ancora i suoi giovani? Una domanda che torna di moda, visto che in Nazionale Mancini sembra annaspare alla ricerca di una carta vincente addirittura tra giocatori che non hanno mai giocato in Serie A. Da altre parti (vedi Spagna) assistiamo alla terza o quarta fioritura generazionale negli ultimi anni. Il discorso è più ampio, cerco di renderlo semplice perché è venerdì, e complicare le cose di venerdì è quasi criminale.

A questa domanda, la seconda, tengo molto: è quasi filosofica. In Cina, da qualche tempo, hanno capito che importare giocatori big dal mondo non rende migliore il calcio. Tradotto in italioto da bar: non è che Cristiano Ronaldo col suo magico tocco divino migliorerà tutte le nostre scuole calcio, il nostro approccio allo sport. In Italia ancora si parla del fatto che non si gioca più in strada e hanno chiuso gli oratori. NON SI GIOCA PIU' IN STRADA: ma vi rendete conto? Il problema qui è degli opinionisti, che hanno vissuto un'era geologica che non è più, e da decenni. Io ho 31 anni, e già da piccolo al massimo giocavo all'oratorio (con risultati pessimi). Stiamo parlando di una cosa che 30 anni fa non era valida. Il livello del dibattito culturale italiano è indietro di 30 anni, pensate un po'. 

Detto ciò, ritorno al nucleo: la Lazio e Inzaghi hanno il coraggio e la forza di lanciare i giovani? La risposta è controversa: il mister ha una nidiata di '95 e '96 che ha conosciuto come dei figli. Li ha lanciati, qualcuno ha trovato l'esordio in A. La Lazio Primavera, e in generale il settore giovanile, sembra entrato in una fase negativa (per la Primavera è stato un disastro, chiamiamolo col suo nome). Questa nidiata è probabilmente l'ultima buona, per qualche anno ancora. Mi chiedo: vedranno mai luce alla Lazio i suoi giovani? Ne sono degni? Sono due domande diverse: la prima dipende da Inzaghi. Il suo gioco è cambiato tanto, anche la sua concezione del calcio: da liquido, trasformista, molto attento all'avversario, ha appreso un'identità estetica molto forte, verticale, ma meno di prima, anche capace di palleggiare con grazia. Una Lazio bella e concreta, con meno incognite, più definita. Che forse dovrà trovare nuove vie (sulle fasce si fa poco, in fase offensiva, con poche idee). Ma ha le sue idee. 

Mi sembra che, ultimamente, soprattutto forse per l'avvicinarsi di molti obiettivi, il lancio dei giovani proceda molto molto al rilento. Contro l'Empoli giocheranno per 10/11 i vecchi senatori, con l'unica eccezione di Strakosha, classe '95 che è titolare inamovibile (e di fatto è l'unico ad essere stato davvero lanciato).  Non fa il bene del calcio italiano, gioca per un'altra nazionale, ma è giovane (e controverso, ma non è il momento di parlarne. Il suo rendimento ancora divide, pensate un po'). Molti ragazzi sono stati mandati in prestito in varie realtà (dunque non reputati pronti per la Lazio), a Roma sono rimasti in pochi. Mi focalizzo su 3 (discorso Milinkovic, altro giovane, non lo considero, se non alla fine, di striscio): Cataldi, Murgia, Guerrieri. Per me Murgia sta crescendo molto, ma non in minutaggio: dopo il gol contro la Juventus in Supercoppa viene utilizato poco, e il centrocampo è il reparto più rinforzato in casa Lazio. Quindi c'è molto meno spazio. Cataldi si è fatto i suoi prestiti, le sue polemiche col tifo organizzato, sembra tornato per giocare, ha già giocato. Ma con il ritorno di Berisha in fede non so se giocherà nemmeno lui. Non so se potrà essere davvero protagonista. 

Guerreri è un caso pazzesco: un giovane lasciato a marcire. Mi passerete il termine forte, ma non me ne vengono altri. L'anno scorso è rimasto alla Lazio, tutta la stagione dietro Vargic, che si è dimostrato veramente non all'altezza. Eppure Guerrieri è stato sempre il terzo, tranne per gli ultimi mesi di campionato. Non ha mai giocato in A. Quest'anno, con un anno in più sulle spalle, Vargic va via, arriva Proto, che al contrario è portiere di caratura internazionale, sicuro, abituato a sfide importanti. Come fa a giocare Guerrieri?

Infine la risposta all'ultima domanda: sono degni di giocare nella Lazio? Forse no. Forse Inzaghi non li ritiene degni. Forse non hanno nemmeno modo di dimostrarlo: la parabola di Milinkovic, per dirne uno, nasce per l'utilizzo che se ne è fatto, e nasce perché era superiore alla media. Di molto. Stesso discorso per Keita, prima di lui. Forse non sono superiori alla media, questi ragazzi. Forse la Lazio non è più in grado di lanciarli, per questo motivo e perché non ne ha il coraggio, se vuole puntare alla Champions. Forse Inzaghi  è anche un po' cambiato, è più concreto, lascia meno spazio all'immaginazione del futuro. Di certo non giocano. Ed è un problema che ci porteremo dietro per anni. Ma continueremo a ripetere che, ahinoi, non si gioca più per strada...