23
Su Sarri nelle ultime ore a Roma si respirano paure irrazionali. A fine giugno, con gli Europei in corso, i tifosi della Lazio si stanno preoccupando, e molto. Il fattaccio Gattuso, il clamoroso precendente Bielsa sono come immensi scogli che riaffiorano in un momento di tensione post relax post ufficialità. Tutti questi post dovrebbero far capire che si tratta di un momento quasi di isterismo, agitazione. Una specie di sensazione cupa: quando tutto sembra essere andato troppo bene, qualcosa andrà male. Un classico fatalismo romano. Fatalismo o fatalità? Perché pure quelle accadono, alla Lazio. 

IL MERCATO DI SARRI - Leggiamo un attimo il momento: Europei in corso, Lazio che si muove sul mercato cercando di assecondare le richieste di un allenatore nuovo, con le idee chiare. Cercate di capire i giornali: i movimenti di Tare come sempre sono barlumi, piccole intuizioni, lampi. Difficile capire del tutto, avere un quadro su cosa stia DAVVERO facendo, è un intreccio nel buio e nell'ombra, con uomini fidatissimi, selezionati, muti o quasi. Si sa poco, e quel poco diventa "pressione di Sarri su Tare", e il solito immarcescibile "Sarri vuole arrivare ad Auronzo con 20 giocatori". Per chi fa giornalismo Lazio da anni, è un ritornello: non ci chiediamo se verrà cantato questo tormentone estivo ma solo quando. E come sempre, non siamo rimasti delusi: è chiaro a tutti che la Lazio non potrà vendere 20 giocatori prima di Auronzo, ma tutti la riteniamo una condizione inderogabile quasi ogni anno. E quasi ogni anno poi li fissiamo zompettare sul campo sotto le Tre Cime di Lavaredo, e assistiamo al "il tecnico li sta valutando", che a volte sfocia in "è molto colpito da", che puntualmente poi viene prestato in Belgio con tanti saluti all'amoruccio estivo contro le selezioni del Cadore. 
LA VERA PAURA - Chiaro, il fatalismo resta, ed è legato ad una sfiducia endemica nei confronti della società: come fa un tecnico così bello, desiderato, arrivato con tanto entusiasmo a rimanere? Non ce la facciamo ad ammettere che una qualche parte della crescita della Lazio non sia solo dovuta ad Inzaghi, ma anche a chi l'ha scelto, pasciuto, cresciuto, anche sopportato qualche volta. E lo ha sempre sostenuto, anche quando "non cambia mai modulo, giocano sempre gli stessi, etc etc". Per inciso, Sarri fa giocare sempre gli stessi: segnatevi questa critica, la risentiremo a novembre. Fa parte del Piano Editoriale Permanente di chi non è mai troppo soddisfatto. Sarebbe un peccato, sprecare 2000 anni di storia romana in un rigurgito di felicità nuova. Meglio prepararsi al peggio, e prepararsi ad incolpare Nerone di aver bruciato in un'unica vampa di mercato nullo l'entusiasmo estivo. Questa è semmai la vera paura: che la Lazio non supporti Sarri. Altro che dimissioni o altro: gli ultimi 3 mercati veramente brutti devono far riflettere. La vera paura: che Tare non sia davvero così bravo. La vera paura: che Tare non ce la faccia ad accontentare Sarri. La vera paura: che la Lazio sbagli di nuovo mercato. Sarri o non Sarri, è Tare che deve alzare l'asticella davvero. E portarsi dietro Lotito, Sarri, la piazza. Con l'unico mestiere che conti: i colpi. Veri, in prospettiva, perfino sconosciuti, quelli che vuole. Ma i colpi.