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In casa Lazio si respira l'aria di rivoluzione che significa: aver abbandonato la sbornia della Coppa Italia, per respirare l'ariaccia un po' mediocre dell'ottavo posto conquistato. La dirigenza ha abbracciato idealmente la rosa della scorsa stagione, ma è un po' l'abbraccio di Commodo al papà, se mi permettete la citazione filmica. 

L'intento è lodevole, almeno in bozza: rivedere la rosa, rivedersi un po' dentro, studiare cosa non ha funzionato. E non hanno funzionato parecchie cose, a partire dai big. Per questo ora certum est Acerbi, certum est Leiva et Parolo, certum est Immobile. Tutto il resto è di futuro incerto.

BIZZE ESTIVE - Luis Alberto francamente ha fatto la classica intervista che a me è capitata un sacco di volte: "ma no, il problema non sei tu, sono io, sto passando un momento strano, voglio stare un po' da solo. Rimaniamo amici". Non so se vi sia mai capitata, una partner con l'improvvisa voglia di farsi 7 anni in Tibet, o in qualsiasi posto che non sia la tua vita. Luis Alberto 7 anni se li farebbe volentieri al Siviglia: è un giocatore che ho adorato, per l'intelligenza delle aperture e la finezza d'ingegno e di piede. Ma se vuole andarsene a casa, chi siamo noi per impedire a tale incredibile moto ascetico verso la scoperta del suo io più profondo? Lotito, fa come facevo io: ciao, è stato un piacere, è stato meglio lasciarsi che non essersi mai incontrati, certo certo. 

CHIODO SCHIACCIA CHIODO - Adesso, se avete il numero di qualche numero 10 motivato e disponibile, è il momento del classico, triste, ma a volte necessario chiodo-schiaccia-chiodo. Nel senso, una parallela ricerca di un altro io più profondo che non faccia più pensare a queste stucchevoli bizze estive. 

VIAGGI TIBETANI - Se si offende per una frase di Lotito, forse non lo conosce ancora. Si offende sempre chi non vede l'ora di avere un buon motivo per andarsene, questo è certo. E se Milinkovic, per cui nutro una stima tecnica e calcistica sconfinata, ha voglia di un viaggio nell'intimo PSG o nella tibetana Torino, faccia pure. L'aria di trasloco, in una squadra arrivata ottava, è solo salutare. Salutare, ciao. Scusate, non ho resistito, ma le rivoluzioni si fanno cambiando tutto. A meno che non siano quelle del Gattopardo, e conoscendo i protagonisti, non lo escluderei del tutto. Forse alla fine, come spesso accade, la rivoluzione è solo nella testa di chi guarda, di chi la vorrebbe, dei giornalisti, dei tifosi, che sperano sempre in qualcosa di meglio, quando il cambiamento ha questa straordinaria e perversa tendenza a scendere verso il peggio, quasi sempre.