15
Di questi tempi le parole fanno giri immensi, solchi nel terreno, nella pietra, rigano anni e animi. La storia di Stefan Radu alla Lazio è arrivata alla fine. Sui perché mi piacerebbe scrivere, molto, ma preferisco per ora concentrarmi sulla nube tossica che si è sollevata subito dopo.

Torniamo a quello che si legge in giro: la società comunica a Radu che no, non è indispensabile, in caso caro mio trovati una squadra, ti liberiamo a 0. Che alla Lazio è simbolo di imperitura memoria, meglio del Trionfo per i generali romani. 

Siccome in casa Lazio non ci facciamo mai mancare niente, il personale trionfo di Stefan Radu nell'afosa estate 2019 si infittisce di una ridda di voci, vocine, strane teorie complottiste. La società lo fa fuori perché è indisponente, ha trattato male qualcuno, è una brutta persona, rifiuta le destinazioni, non è integro, etc etc etc. Una serie di considerazioni che, fatte di un'azienda comune, sarebbero un grave tentativo di insozzarne il valore, la reputazione. Fatte parlando di un calciatore pure. 

ATTENZIONE: qui non discuto sul vero non vero. Ho detto che non ho nessuna intenzione di parlarne. Io vorrei solo dire una cosetta veloce: Stefan Radu grazie. Non è stato il mio giocatore preferito, ma è sempre stato il mio preferito esultante, festoso, rabbioso di gioia che scoppia fuori. 
Non è stato il mio capitano, si è sempre rifiutato, ma non merita questa sottile coltre di silenzio, questa tossetta di imbarazzo quando si parla di lui. 

Non è stato il mio difensore più solido, ma quanto è vero che il Sole mi spacca la testa con i suoi raggi in questa torrida estate romana al derby ci ha sempre messo la faccia. Ha sempre semplicemente risposto al richiamo intimo, ancestrale, che  i tifosi sentono in quella partita particolare, delicata, vitale. E che, sotto di 3 gol, fa gridare, fa arrabbiare. Ci sono certe partite in cui c'è bisogno di uomini veri. In tutto e per tutto capaci di interpretarle nel modo più duro e forte. Come un pugno nello stomaco. Stefan Radu è stato forte come un pugno nello stomaco in certe partite. In tutto e per tutte in grado di chiamarle con il loro nome: battaglie.

Radu è stato quell'uomo, e le sue battaglie le ha combattute. Forse non ci sarà spazio per lui ad Auronzo, per la prima volta dopo più di 10 anni. Sicuramente quando ci sarà da dare battaglie, a lui penseranno i tifosi. Per lui ci sarà sempre spazio, in quelle partite in cui c'è bisogno di uomini veri. Se il laziale avrà bisogno di un santo a cui votarsi nella mischia, Stefan Radu è quell'uomo vero a cui pensare. Non è stato il mio difensore preferito, ma come uomo da me una birra offerta Stefan Radu ce l'avrà sempre. E se addio sarà, sarà come un pugno nello stomaco, forte, duro, secco. Come Stefan Radu al derby.