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Non è colpa di Zaniolo. Il basso profilo non è mai stata una dote di cui sono stati pieni i giocatori della Roma: Zaniolo è solo l'ennesimo. Non è il primo, non è l'ultimo, non è originale. Pare che, per ingraziarsi la tifoseria giallorosso, l'unico modo sia dire cose maleducate, o rozze, o semplicemente offensive nei confronti della Lazio. Salvo poi dire che si scherzava, è tutto uno scherzo: la dialettica della burla che salva tutto. Ovviamente la Roma in questi casi non ritiene mai di dover intervenire, sempre  per le dinamiche di cui sopra. Altri hanno l'hacker che truffa gli account. Qui si scherza sempre. Con Zaniolo non era la prima volta, non sarà l'ultima, la diatriba con i tifosi della Lazio non ha risparmiato francamente nulla nell'immenso quadro di possibilità del becerume. Una gara al ribasso a cui Zaniolo non si sottrae. Ma non è il primo, non è l'ultimo. Anche il loro grande capitano, di cui abbiamo scoperto di recente un lato gioviale (le sue dirette con Vieri erano sinceramente molto piacevoli), si è sempre prestato a questo giochetto. Ha sempre abilmente cavalcato una certa ignoranza di base, l'ha usata, alla fine non l'ha comunque difeso da un finale che evidentemente rimpiange.  

IL CALCIO DEL DOPO: GLI STADI - Sarebbe stato molto interessante, di questi tempi, utilizzare questo periodo per riformulare nuovi linguaggi, nuovi spazi, nuove idee intorno al mondo del calcio. Che questo baraccone malfermo sia ampiamente migliorabile è sotto gli occhi di tutti: che nessuno abbia voglia, ma si preferisca lo scandaluccio, la frasaccia, o la diatriba da paesotto, è altrettanto evidente. Ed è un peccato: si poteva ripartire ad esempio dagli stadi. Proporre uno sforzo edilizio, ristrutturare, modernizzare, rendere gli stadi un luogo adatti a convivere con il virus ma nello stesso tempo prepararlo al futuro. Nessuno ne ha mai parlato: gli stadi, come i teatri e i cinema e le scuole, godono di quell'imbarazzante statuto di "argomento senza una data di riapertura certa, senza poterne parlare, senza aiuti". Si vede che è più facile dare soldi ad FCA. Ripartire da nuovi spazi, magari resi sicuri, magari con meno posti e prezzi meno esosi nonostante le scomodità e lo schifo generalizzato della maggior parte degli impianti italiani: un primo passo che a nessuno va di fare. Troppo complesso, anche solo parlarne.
IL CALCIO DEL DOPO: IL LINGUAGGIO - Sarebbe ugualmente interessante un dibattito sulla figura del calciatore, sulla presenza sui social di questi personaggi, che spesso li usano alla caso, altre volte per i loro interessi, senza davvero curarsi molto - non tutti, per fortuna - di ricadute o emulazioni. Non possono e non devono partecipare alle scorribande linguistiche dei tifosi, ai loro sfottò, alle loro cose. Sono dei tifosi, se sono genuine sono anche piacevoli: ma riscrivere la lingua del calcio parte dagli addetti ai lavori e dai calciatori. Anche dai giornalisti, anche dai siti, che perdono la loro funzione di approfondimento in nome di quell'account Instagram desnudo o quella foto osè. Un po' poco, come rivoluzione linguistica e filosofica. 

Per non parlare dei presidenti: quando parlano, fanno cagnara, se non parlano, poi si scopre che in realtà sono volati gli stracci ma semplicemente l'abbiamo saputo dopo (il caso di Juve ed Inter, di cui scopriamo le acrobazie verbali spesso anti-Lotito con giorni di ritardo). E mi duole dirlo, ma Lotito e Diaconale a questo rinnovamento linguistico hanno deciso da sempre di non partecipare, nel nome di uno stile da Prima Repubblica. Correnti, frasi caustiche, ingordigia. Come vedete, scandalizzarsi del povero Zaniolo (che poi dai giornali è sempreil primo sacrificabile in caso di ecatombe di bilancio giallorossa) è farsesco: il calcio non ha proprio voluto rifarsi bello, in questa quarantena. Ha fatto del suo peggio, as usual. Non è solo un'occasione sprecata: è l'ennesima. Mi dispiace dirlo, non è colpa di Zaniolo. E' solo l'ennesimo esempio, non il primo, non l'ultimo.